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La caduta ed il discernimento dei primevi prima e dopo la caduta

La separazione dal Principio del bene senza dubbio fu un male, ma, se quel male principiò la vita anche secondo quella dei Primevi, la si può dire solamente male? Direi che la si può dire solamente male se la separazione fosse stata fine a se stessa, ma, siccome nel bene e nel male principiò la vita che è, necessariamente, non può esserlo stata; a meno che, la vita che è, non venga pessimisticamente sentita, (quanto interpretata), solamente o prevalentemente come male. La lettura del fatto ( come di un qualsiasi fatto ) dipende anche dallo stato di spirito di chi l’interpreta. Ad esempio: chi vive la sua vita come una condanna, tenderà a condannare, direttamente o per interposta persona (soggetto umano e/o divino che sia) o l’atto, o il fatto o la persona che a suo giudizio gliela fa vivere (e per elevazione di motivi fa vivere quella di altri) da condannato. Diversamente, chi vive la vita con amore tenderà a comprendere il tutto secondo questa misura. La vita come condanna già dal Principio e la vita come amore già dal Principio dicono l’identità dello Spirito della vita sia dei Profeti del vecchio Testamento che del Profeta del Nuovo. Certamente non sappiamo quale sia stato l’intimo stato personale e spirituale dei Profeti della Vecchia Alleanza e del Profeta della Nuova ( o se sappiamo non siamo in grado di verificarne l’effettiva sostanza ) però, possiamo sentirlo attraverso le emozioni che ci comunicano ciò che di loro ( direttamente o indirettamente ) ci rimane. Se ciò che apprendiamo di ciò che ci rimane lascia in pace il nostro Spirito e, comunicando, non alteriamo quello altrui, vi è verità. Diversamente, vi è errore tanto quanto non lascia in pace ne il nostro spirito e ne quello con il quale comunichiamo.

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