I Gay sono bimbi mai cresciuti?

Quando la scienza è neutonica, e quando non lo sono io.

I Gay sono bambini mai cresciuti, e per questo conservano creatività e fantasia, dice Il Demond Morris, autore, nel 1967, de La Scimmia Nuda. Idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica, replica un professor di genetica alla University City London.Chi ha ragione? Andiamo a vedere! Come matrice di omosessualità, il Desmond esclude il fattore – padre debole – di freudiana memoria. Tante grazie! Sostiene, invece, che a rendere gay le persone è la neotonia: termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una data specie si arresta prima del tempo, e l’animale anche in età adulta, conserva, così, alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili. Secondo il Demond, allora, i Gay sarebbero figli di una paralisi nella crescita (ci hanno detto di peggio!) e che è tale paralisi, quello che permette al gay di manifestare fantasia e creatività anche in età + o – adulta. Vi risparmio la lista dei grandi Finocchi, che secondo il professore confermerebbero la sua teoria; teoria che altri smentiscono.

Bene! Constato con piacere che il professore conferma il risultato di una ben conosciuta pratica: se accecato, l’usignolo canta meglio. Se vera l’ipotesi, perché canta meglio? A mio avviso, perché perfeziona il suo modo di corrispondere, vuoi con se stesso, vuoi con quanto gli è rimasto da poter percepire. Naturalmente, perfeziona il canto, l’usignolo che sa trovare le risposte che, combattendo la sua neutonia, gli consentono, bay passando l’arresto da procurata cecità, di procedere oltre la normalità del canto che è negli usignoli non accecati.

Mettete ora, la figura gay al posto della figura usignolo, e capirete perchè il gay possiede delle maggiorate possibilità emozionali. Possiamo considerare cecità esistenziale, una qualsiasi causa d’arresto (e/o forzata limitazione) dello sviluppo di un’umanità. Mica tutte diventano gay! Tutte, però, sviluppano particolari doti compensative: nella musica, nel ballo, nel canto, nella pittura, nella scultura, nello scrivere, ecc, ecc. Si può dire, allora, che arte è l’universale risposta che combatte la neutonia nella vita di una personalità, comunque invalidata, nella sua crescita.

Mi direte: ma, allora, tutti gli artisti sono bambini? Certamente no, se non per quella voglia di domande e di risposte che ritroviamo nei bambini, e/o in chi resta curioso come un bambino anche in età adulta. Oltre a questo pensiero, però, penso di poter azzardarne un altro. Gli artisti, oltre che bambini nei termini appena detti, sono gli orfani, che trovano nella propria arte, di che ricongiungersi al creato (famigliare, sociale, culturale, o per l’insieme, o per altro ancora) che li ha, per infiniti motivi, abbandonati (e/o messi) fuori di sé.

Si può dire, ancora, che, arte, è anche un ritrovare la via di casa, e che un’opera d’arte è il bussare per chiedere il rientro in famiglia, o con altro dire, il rientro nella comune norma, e/o in un comune stato.

Datata Dicembre 2007

E intanto il tempo se ne va

cantavano, ieri sera, al Flexo di Padova.

Consenzientemente traviato da un amico, l’ho accompagnato, ieri sera al Flexo di Padova. Il Flexo è un cruising bar con dark room. I non interessati alle godurie gay, si accontentino di capire l’inglese! Il locale non è male. Ha qualche pretesa architettonica. Anche riuscita, direi, e comunque sia, ho visto ben di peggio. Qualche giovane a parte, è frequentato da età adulta. Come succede già da mo’, gli amici che accompagno vanno a cercare il romeo e/o la giulietta dell’occasione. Non trovandolo/la, si rompono le palle. Io, invece che vado cercando vita, la trovo sempre, così, me le conservo integre.  Qualche giorno fa, non mi ricordo più da chi, ho letto che solo un grande dolore può buttarti fuori dalle coazioni a ripetere. E quello ho avuto. Ci imprigioniamo nelle coazioni a ripetere, tanto quanto viene frustrata l’idea che muove la nostra ricerca. Con altre parole, tanto quanto non accettiamo (e/o riconosciamo) le verità denunciate dai riscontri che riceviamo. Perché non cerco sesso, in un esplicito locale da sesso? Perché mi sento come chi è appena uscito di galera. Ci ritornerò? Non so. Ci vorrà un atto d’amore.

Datata Dicembre 2007

Circolo Pink

Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili!

Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età  adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo.

Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

Datata Ottobre 2007

 

Pecore e Capri

Può darsi che la storia sia cattiva maestra, o può darsi che lo sia la nostra memoria.

paginemini

La chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore, ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa poter subire il rischio di un allargamento della coesione fra chi guida e i guidati: rischio, che c’è già dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Restringendo la libertà delle pecore, la chiesa restringe anche la libertà di movimento sociale. Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri. I moti che rinnovano i princìpi sono sempre quelli: la paura e l’amore: adesso è il tempo della paura. Hai un bel dire, col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Lo affermi perchè ti è sfuggito un non piccolo particolare. Sull’altare del sacrificio oggi non ci mettono l’Omosessuale: ci mettono il suo abito mentale. A gay ho sempre preferito Finocchio. Lo preferisco perché con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei martirizzati secondo norma.

Datata Luglio 2007 – Pressochè rifatta in data Dicembre 24/19

manofronte