Mi domando perché sono lacerato fra Israele e Palestina.

Certamente perché c’è il fattore di crescita cristiano. Di questo fattore, Israele è stato culla culturale e spirituale. Palestina, invece, una culla geografica. Al sentimento del bambino che sono stato e che per certi versi ancora rimango, Palestina, era il nome di un luogo immaginato, il palcoscenico di una via crucis che allora sapevo finita con una morte. Non ora. Non per l’uomo che sono e per quello che vedo. Nonostante la coscienza di questo, diversamente da Israele, Palestina non la sento come Persona. Non per questo non ne vedo la sofferenza, ma mi rimane dentro, come com-passione che non si può non provare anche per il dolore che non ci coinvolge personalmente; è un dolore provato dalla ragione, però, e la ragione, non sempre tocca il cuore sino a ferirlo. La ragione, necessita di più ragioni. Non che manchino le ragioni di ambo le parti, ma sospetti di partigiani inquinamenti da parte di tutti e due i soggetti in conflitto, mi mettono caos fra ragione e cuore. Mi ritrovo così, con l’amata Israele, come l’uomo, che, pur avendo riconosciuto delle dubbie virtù nell’amata, comunque non sa decidersi circa l’eventuale separazione, se non decidendo di abbandonare da gran parte della sua storia: certamente fondante. Più facile sarebbe, avendo vera idea su cosa e come sostituirla. Non avendola, (o non avendola ancora) sto, come il separato in casa che tardi si accorge di aver erroneamente divinizzato. Bisognerebbe, invece, divinizzare solo la vita: mio cuore in Israele e non di meno in Palestina.

Ai 5Stelle che condividono le priorità del Bonotto circa le istanze sul bisogno in Lgbt di una riconosciuta alleanza.

A proposito delle più volte dette e ripetute paure sulla mancanza del mangiare, per cui è meglio occuparsi di questo che i diritti all’umano riconoscimento può aspettare, al Bonotto e ai suoi condivisori desidero ricordare “che non di solo pane vive l’uomo”. Vive anche di bisogno di giustizia; ed è il bisogno di giustizia che innerva le istanze del mondo in Lgbt.
Bonotto – Dovremmo scindere le problematiche dei diritti individuali e della responsabilità collettiva.
Io – Cosa impedisce di portarle avanti assieme? Una sottaciuta volontà, intimamente contraria ma non detta per per non apparire conservatori destrorsi quando non fascisti e/o comunque non in linea con il grillismo che ho adottato e che voto e che voterò indipendentemente dai contrari alla questione?
Bonotto – il portare avanti queste battaglie su diritti più o meno marginali.
Io – Prego?! Tutti quelli che non votano Grillo e/o il Movimento trovano che le sue battaglie, tutto considerato, siano marginali. Prima, gli interessi della mangiatoia politica, prima i soldi ai partiti, ecc, ecc. E, allora? Ripetiamo la storia che dice: i violentati (dalla politica) che si attuano in politica diventano violentatori dei divergenti in politica?
Bonotto – Ognuno può fare quello che vuole nella vita, ma quando si passa a strutturare una società, è necessario far prevalere le regole naturali e condivise.
Io – Sulla ricerca di condivisione (commosso sino alle lacrime perché consente al mondo Lgbt di vivere purché sotto traccia) non posso non essere che d’accordo con l’affermazione del Bonotto, ma, permetta un sussulto: far prevalere le regole naturali e condivise? Quali? Quelle delle scimmie Bonomo che si usano sessualmente senza problemi, e sono felici (naturalmente parlando) più di noi? Quelle degli orsi che curano la prole per tre anni e poi chi si è visto si è visto?
Pur odiernamente sostituita da qualche siringa, la regola naturale per la procreazione prevede l’uso del genitali maschile e di quello femminile.
La regola culturale, invece, prevede l’uso della psiche maschile nella femminile e della femminile nel maschile.
La regola dello Spirito, invece, prevede che dall’uso degli insieme si generi vita.
In prevalenza, il mondo etero usa la prima, la seconda, e la terza regola. Quando non vi è intesa fra queste regole, vi è infelicità, tendenze suicidarie, omicidi, femminicidi, e malattie di genere psicologico quando non psichiatrico.
Il mondo in Lgbt, (originato dal frutto della prima, e della seconda regola) protrae la sua vita e i suoi intenti di felicità per mezzo della terza regola. Ora, signor Bonotto (e fuori dai denti) dov’é il problema se il mondo in Lgbt manda avanti la sua volontà di vita per mezzo del piacere, anziché per mezzo della procreazione?
Qual’è il problema se, nel suo desiderio di alleanza, anch’esso cerca l’avanzamento fisico-psichico-spirituale che è offerto da ogni genere di legame sentimentale?
Che forse il mezzo del piacere in Lgbt toglie qualcosa al mezzo della procreazione in etero? Non vedo! Al più, vedo che toglie potere ai parassiti della vita altrui, quali sono gli ammalati mentali consapevoli di farlo; qual’è la politica, (o meglio, la partitica) che cura la propria rex anziché quella pubblica perché gli risulta marginale il farlo!
Parassita dello spirito altrui è una mal agita religione, quando, osteggiando la vita per infiniti opportunismi e conservazione dei pastori sulle pecorelle, opera contro le infinite possibilità della creazione. Ha cominciato 2000 anni fa e non ha ancora smesso, però, ama chi ha ucciso, e non dimentica mai di portargli dei fiori! Tante grazie! Il Crocefisso ne sentiva proprio la mancanza!
Bonotto – Comportamenti fuorvianti e innaturali, è necessario riportarli in carreggiata, sempre con un’azione umanitaria.
Io – Tante grazie, signor Bonotto, per l’intento umanitario! Sento di doverle ricordare, però, che anche gli hitleriani riporti in carreggiata di fosca memoria usavano azioni umanitarie. Infatti, prima di bruciare le vittime di cotanto sentimento, li gasavano! Naturalmente, ci sono gas e gas, pire e pire. Glielo preciso per evitarle di far delle corrispondenze non consoni al mio pensiero.
Bonotto – anche per me il matrimonio è concepibile solo tra uomo e donna, per il mantenimento della specie e per l’avanzamento fisico-psichico-spirituale.
Io – ringraziandolo sino alle lacrime per l’azione umanitaria a favore dei richiedenti diritto, non posso non rilevare che il pensiero del Bonotto è tipico del fondamentalismo cattolico! Il Bonotto può credere a quello che vuole, ma perché dovrebbe usare le sue idee per far padronato su quelle altrui? Sul quantitativo fallimento del cosiddetto avanzamento psicofisico offerto dal matrimonio ci sarebbe molto da dire, ma lascio la parola alla cronaca nera che, chissà perché, il Bonotto trascura.
Chiaro che ci sono matrimoni felici e che durano tutta la vita.
Mi commuovono sempre: vuoi perché nell’animo sempre orfano, vuoi perché nell’animo usato da pedofilo! Per la cronaca, prete!
Ricordo al Bonotto che il mondo Lgbt non si è mai opposto al matrimonio idealmente inteso. Preciso idealmente inteso perché in realtà, e per la gran parte, è sentina di molta sofferenza. Considerazione a parte, il che vuol dire che al mondo in Lgbt gli va bene, e che se non gli va bene, considera la sua scontentezza come fatto marginale.
Lo chiamino come vogliono il Bonotto e i suoi condivisori, ma il mondo in Lgbt chiede solo la regolarizzazione di un sentimento su basi paritarie al matrimonio, non, un matrimonio; che poi lo festeggino come si usa nei matrimoni, e che questo lo faccia diventare matrimonio, vuol dire, prendere lucciole per lanterne, o come dice il Guzzanti, venir giù “dal Monte del Sapone”.
Bonotto – si fanno passare tante cose, nella vita, come progressiste, ma spesso esse sono in netto contrasto con la natura interiore degli esseri umani, e questo determina conflittualità personale e collettiva.
Io – Il che vuol dire: fermi tutti altrimenti andiamo a fondo?!
La paura di andare a fondo è sempre stata dei profeti di sventure, e da quelli usata per far mantenere, nel fondo, pur dando idee di salvazione! “In netto contrasto da conflittualità personale collettiva”, lo sono (profeti di sventura) dove è maggioritaria l’influenza religiosa sulle coscienza del cittadino. No, invece, dove, pur nella conservata spiritualità, vi è decondizionata conoscenza.
Comunque sia, ad ognuno il suo pane, signor Bonotto, ma sollevi le mani da un mondo che non le ha mai chiesto di usare la farina in Lgbt per impastarlo.
Dove, per convinzioni personali non si è a favore, ma neanche umanamente contrari, a mio vedere, i mentalmente sereni si astengono, o fanno come ho fatto io per la questione dell’aborto: si o no?
Pur intimamente dissenziente, ho votato a favore. L’ho fatto, perché dove vi è dolore, non si aggiunge dolore a dolore. La mia azione umanitaria non corrisponde alla sua, signor Bonotto? Pazienza! In ultima, ognuno pagherà i suoi conti, e gioirà dei suoi guadagni. Per quanto riguarda me, anch’io pagherò i miei conti, ma saprò anche, che non avrò tolto nulla a nessuno!

rosaquattro

Grillo e Grillini. Immagine e Somiglianza

genesi

Il Grillo ha piantato nella mente pubblica delle fondanti idee. Una inaspettata massa le ha condivise e i risultati si sono visti. Perché non si vedono più come prima? Forse perché l’enfasi rinnovativa del Grillo, temo, ha, nolente sé, penso, illuso dei votanti che dico da pollice comunque verso per pura facoltà di misero egocentrismo, più che per globale discernimento sulle cose. ll problema è imputabile al Grillo? A mio vedere, no. Il problema, se mai, è imputabile ad una generale immaturità, vuoi politica, vuoi culturale.
Poteva tenerne conto il Grillo? Certo che poteva tenerne conto, ma sapeva (e sa bene) che molto difficilmente una coscienza più o meno abitudinaria (quando non atrofizzata) si sarebbe svegliata con dei beneducati pss, pss! Non poteva che scegliere di scuoterla, quindi! Morale della favola: il Grillo ha fatto il pane con la farina che si è trovato! Per questo punto di vista il problema è nei mugnai che l’hanno preceduto: politica e società con danni ancora in corso.
Il Movimento 5Stelle sta macinando il grano (la rex pubblica) con altre mole (alterna visione politica) e sta impastando il nuovo pane (l’aderente) con la farina macinata dai risultati della gestione di una più calibrata rex. Tuttavia, anche nella nuova farina si rileva la presenza di sassi. Mi riferisco ai variamente dissociati da impegni e percorsi accettati, quando erano solamente sé stessi, e che, visti gli atti, solamente sé stessi avrebbero dovuto restare!
Che il Grillo non accetti corpi estranei nella nuova farina per il nuovo pane mi pare più che legittimo oltre che ovvio! Pretenderlo, sarebbe come se pretendessimo che il Pd accettasse la richiesta di avere Storace nella sue file! Storace, giusto per citare un’idea alterna. Non è una questione di mancata democrazia; è solo una mera coerenza!
Perché tutto sto’ architettato stracciamento di vesti, allora? Perché l’orso (l’attuale sistema politico) sentendosi minacciato nel suo particolare (sopratutto nella cessazione di soldi ai partiti e ai giornali) ha reagito con la ferocia occorrente alla sua sopravvivenza! Ne ha usata tanta? Poca? Pulita? Sporca? L’ha fatto!
Non per questo ha ucciso il cacciatore, però, ma per questo si sta attuando una sorta di ritorno alle trincee, allo scopo di attuare una rinnovata verifica delle posizioni, il conteggio dei morti e dei feriti, l’eliminazione dei non adatti al fronte, ecc, ecc. Nella guerra fra poteri contrapposti e truppe, lo direi ordinaria necessità. C’è problema del Grillo, in questo? Non c’è! Una tattica di rafforzamento non è mai un problema. A meno che non venga fatta male. C’è colpa di Grillo in questo? Si vedrà!
Tornando ai cardini grillini, poi autosi divelti, quale altra spiegazione ci può essere sotto quelle che hanno dato? Sotto, sotto, c’è l’ordinario conflitto fra un’idea padre, (quella del Grillo) e le idee che i suoi contestatori stanno agendo, interpretando l’idea del Grillo secondo un personale grillismo. Il padre, ovviamente, li ha buttati fuori del suo paradiso! Con Freud, mi perdoni la Bibbia!
In questo, c’è problema del Grillo? Non necessariamente! Qualsiasi padre che si vede contestare la sua idea genitrice da figli più o meno appena usciti dalla culla si sarebbe incazzato allo stesso modo!
Come hanno reagito i figli sculacciati quando si credevano già adulti? Semplice! Hanno fatto come fanno i bambini. Pensando di giocare il genitore normativo si sono rivolti alla madre consolatrice: vedi media, avversari politici ed altri secondo il caso e utili necessità. Come sono felici, certe madri, di accogliere fra le loro braccia i figli ribelli! Sono madri che accolgono il figlio in dissidio con il marito perché sono in dissidio con l’uomo in certi casi, o con il maschio in altri. E poi ci lamentiamo se ci sono figli in crisi di identità! E te credo! Ciò che i dissidenti non sanno (ma lo sapranno) è che “madri” del genere partito, principalmente amano il potere che deriva dal loro abbraccio più che il figlio ritrovato!
Succederà (e sta succedendo) che i figli ribelli accolti dal genere di madri in discorso, cresceranno (se cresceranno) secondo la madre che li ha accolti, non, secondo il padre che li ha generati. In ciò, diventando simili all’ente accogliente, appunto, media e/o partito che sia. Così, questi, che pensavano di uccidere il padre, in fondo, in fondo, hanno ucciso solo sé stessi! C’è problema del Grillo in questo? Nel Grillo come persona no. Nel Grillo come padre della sua idea per i suoi figli, (come per il futuro politico italiano quando non di altrove) anche. E’ problema, però, generazionale. Lo si può evitare solo se fra i suoi figli politici e culturali riesce a far crescere quelli che accettano di emergere al proprio sé, accentando i tempi, i motivi, e i modi del padre. Per l’idonea crescita, questi grillini non devono perdere la fiducia sul padre.
La vita mostra quanto sia difficile non perdere una fiducia, come di quanto possa essere anche facile farla perdere. Anche per delle cause di per sé irrilevanti, in dati momenti emotivi; è necessario, quindi, che il rapporto dialettico padre e figli non abbia mai a cessare!
Se il padre Grillo la può far perdere per fragili motivi anche nolente sé, dove il figlio grillino può fondare delle indubitabili e continuative certezze? A mio vedere, sull’Idea guida e sulle coerenti idee successivamente espresse, vuoi dal Grillo, vuoi dal Movimento.
Affermato il fondamento sulla certa validità dell’idea del padre Grillo, si potrà anche accettare l’idea, (come che l’accetti lui) che dopo aver riconosciuto come compiuta la sua parte di opera, possa anche non dirsi più, sono uno che vale uno, ma uno che è riuscito a dare valori a molti. In questo e per questo, poter arretrare di un passo dalla sua creazione, senza per questo temerne il crollo. Genitori timorosi crescono figli deboli.

rosaquattro

Le Regaste di s.Zeno? Da regattare! Da vomitare per i non Padani.

Tempo permettendo percorro tutti i giorni le Rigaste di S. Zeno. Non si dispiaccia Firenze ma nel nostro Lungadige ci trovo del di più, vuoi per i monti alla sinistra di chi si affaccia alla visuale, vuoi per l’insieme della zona di Borgo Trento che si da al fiume che passa come una signora in abito a strascico. Lo stridio dei crocai non l’infastidisce più di tanto: vengono tutti gli anni. Alle anitre sorride. Con piacere nota che stanno aumentando. Chi l’ammira considera quella signora decisamente fortunata perché non vede in che condizione da letamaio

regaste3

regaste2

regaste1

è ridotta la soprastante passeggiata. Lungo la murata, notevole il marciume da foglie. Lo stesso marciume era lì anche quando il clima ne permetteva l’asporto. Non parliamo poi, dell’aiuola, dove, una sconclusionata sterpaglia di rose, (bianche in fioritura, ma ora marce e con nessuna intenzione di finire a terra per il doveroso Rip) si alterna con un’altrettanto sterpaglia di piante con bacche rosse. Fra un tipo e l’altro di pianta, erba secca giace. Adorna il tutto, un’eterogenea varietà d’immondizia: carte, sacchetti di pastica e no, bottiglie di plastica e no, lattine, e ultimo ma non per ultimo, merde di cane sul passaggio e financo sul cordolo.
Non ho ancora capito come fanno i cani a farla sul cordolo! Avranno imparato a farla sul water, suppongo?! Non so. Io so solamente che Verona è una città di turismo non solo estivo, e che un letamaio del genere è indegno! Mi rendo ben conto che educare gli sporcaccioni con cani come senza sia opera difficile per non dire impossibile, tuttavia, non vedo che difficoltà ci sia nell’aumentare il numero dei cestini per l’immondizia. A mio vedere, accanto ad ogni panchina ce ne vorrebbe uno, e se ulteriormente possibile, più grandi di quelle specie di trousse che ci sono adesso.
ps. Il giornale l’Arena l’ha pubblicata parecchio tempo dopo e, fatalità, il giorno dopo che hanno pulito il percorso. “A pensar male è sbagliato però ci si azzecca!”

rosaquattro

Qualche notte fa sono stato il sognante testimone della storia fra due promessi.

Siciliana, la location, quindi, terra di indubitabili masculi, dove certe cose si fanno lo stesso come altrove ma, diversamente da altrove, non si dicono. E, a meno che non sia cambiato qualcosa, tanto meno si mostrano. Per chi non conosce il mio pensiero, dico spirito determinante il masculo, e spirito accogliente la femminedda. Belissimi tutte e due. Somiglianti. Dal che ne trago che sono spiriti affini, a parte il determinante, che indovino più scolpito e l’accogliente più minuto anche se ben scolpito anch’esso. Chiara la loro intenzione di promettersi ma, non solo sono in Sicilia (nel sogno, simbolo di omogenea e definita mentalità sociale) ma appartengono anche a due differenti classi. Il determinante sento che proviene da famiglia mafiosa, con ciò intendendo, di origine sociale costituita e a sua volta costituente. Da che ambiente provenga lo spirito accogliente  il sogno non lo dice e neanche lo fa intendere. Ne traggo la conclusione che e uno spirito senza classe, con ciò intendendolo senza famiglia,  o con altro dire, senza ambito sociale costituito e  costituente. Ha un sorriso molto birichino, lo spirito accogliente, e solo una leggerissima incipriatura di maliziosità, quando guarda l’amante determinante. Il Determinante è in compagnia di altri masculi. Passa l’accogliente e osa l’inosabile. Con un sorriso che le gran marchette dei dentifrici se lo sognano, ciao, gli dice. Sorriso da risposta spontanea quello del Determinante, ma subito gelato: e in compagnia, e la compagnia lo circonda subito di malevola curiosità e di implicito rimprovero. Aih, ai mi dico: a schìfio, finisce! (Possibile che non mi ricorda mai dove ci va l’h!) Cambio di scena! Il determinante e con una ragazza. Robustina, capelli lisci castani, e, intuisco, occhi cerulei. Gli sta chiedendo spiegazioni. Intuisco evasività nel determinante. Cambio di scena: la ragazza  e seduta dietro a un’altra ragazza  a lei somigliante. Spiriti affini anche queste  due. La ragazza promessa in sospeso,  punta una pistola conto il determinante che l’ha messa lì. Interpreto la pistola come una costrittiva regola o norma. Le due ragazze escono di scena ma nella nuova non vedo agire nulla di chiaro: ne figura, ne forza. C”é solo  un indistinto agitarsi di emozioni  in frappé. Fatto sta che mi sveglio  non sapendo proprio come e andata a finire. Succede, quando le storie vengono poste nel limbo delle cose non compiute.

rosaquattro

Cortese signora, ari_eccomi qua!

Nella giornata di domenica 9 cm. la consegnataria si scusa per avermi portato del purè; è stato un disguido, mi dice. Che sarà mai, gli dico! Indovini cosa mi hanno portato di contorno, oggi? Mi hanno portato del purè. Ora, è lecito o non lecito chiedersi se quelli chi preparano il confezionamento dei pasti ci sono o ci fanno, oppure devo tacere e buttare quello che mi fa male? Se già alla sera posso permettermi non più di un minestrone, cosa devo fare al mezzogiorno: mangiare meno o non dire la mia e/o per non “uscire dal seminato” come ebbe a dirmi l’assistente sociale, dimenticando che io non sono personale pubblico che non può uscire da prefissati protocolli?! Se per caso non si è ancora capito io sono un Beta dalla lengua scèta! Lei mi dirà ma è successo solo un’altra volta! Vero, ma chi mi garantisce che tacendo succederà di meno? E per quale motivo e/o noncuranza, e/o insufficienza dovrei tenermi i mal di testa che mi procura un dato cibo e che per scontati motivi devo pur mangiare? Non sono poche e certamente più gravi di un male di testa le situazioni dolenti che ci colpiscono, ma io non chiedo cure costose, e/o impegnativa attenzione! Chiedo solo di piantarla di dovermi occupare di questioni risolvibili solo con un una riga di attenzione! Non chiedo niente di miracoloso, come vede: chiedo solo quello che normalmente dovrebbero fare degli stipendiati, anche solo comunemente capaci! Non mi si venga a dire, infine, che è difficile gestire il personale, che se i soldati perdono la guerra, la responsabilità è sempre dei generali.

rosaquattro

In medio feriale. Secondo atto a sé. Per conoscenza ai referenti il caso

Cortese signora: giusto per continuar a farla sorridere, eccomi qua!

Di maggior misura e più gustosa quella delle altre volte, ma quella di ieri, un quadratino di non più di 6 cm. e mezzo di frittata con non poca parte di patate; ma che glielo dico a fare a lei e/o ai referenti in caso? Per sentirmi dire dalla consegnataria di ieri, (persona cortese e simpatica ma questo è un andar fuori tema) che il pollo che ha motivato la mia protesta era stato cotto in mattinata, senza rendersi conto che la sua affermazione non può essere attendibile, vuoi perché dipendente dal lavoro, vuoi perché dipendente dal notorio e difensivo cameratismo fra operai?
Per sentirmi nel cuore la sua amarezza perché nulla può fare di meglio e/o di più efficace, in quanto non è in grado di sapere (come di provare) se chi protesta ha fondate ragioni o se è solo un paranoico rompiballe? Per sentirmi umiliato dai sospetti circa una, da altri sentenziata paranoia, in effetti presente, ma che caso per caso so ben riconoscere e quindi, ovviare se non altro per la capacità che mi riconosco nell’essere disponibile al confronto? E, a proposito di paranoia, per sentirmi dire: in attesa di capire la fondatezza delle sue contestazioni, signor Gazzabin, le sospendiamo il servizio?!
Eppure, la situazione è più che facilmente risolvibile! Basta una convenzione fra l’Istituto Anziani ed un Elemento terzo con compito di verifica quale può essere una Associazione di Volontariato, (ad esempio) la quale, chiamata dall’Assistito, si reca a domicilio e verifica (facendo rapporto a quanti in interesse) sia le ragioni della protesta che l’effettiva sussistenza, e/o della stessa, il grado. Cosa potrà mai costare?! Un fisso mensile per la raccolta delle proteste telefoniche, e un rimborso spese per le verifiche a domicilio. Nulla consiglio sulle somme al proposito perché tutto potrei fare fuorché amministrazione!
A proposito dell’attendibilità nelle opinioni di chi dipende, (da prendersi ovviamente con le molle) nulla siamo in grado di sapere se l’opinione dei contenti è effettivamente tale, o se è prevalentemente detta per lo scopo di conservare il servizio e/o di aggraziarsi presso il consegnatario/a. Incaricherei l’Associazione in proposta, allora, di accettare anche le contestazioni anonime. O meglio, anonime per l’Istituto anziani ma conosciute all’Associazione.
Attuata la proposta, vuole scommettere sulla miglioria del servizio? In attesa che mi dica quanti caffè, la saluto.
ps. Proprio adesso mi è arrivato il pranzo: un brodo con tre, dico tre pezzetti di patata. Se tre d’amore, ne ho più di qualche dubbio. Il consegnatario di oggi m’ha chiesto di non prendermela con lui per le porzioni perché non c’entra niente! Mi pare ovvio! Quella di ieri non è venuta. Altro turno, o peso di una vergogna da affrontare dandosi il cambio? Non so. Pur credendoci poco niente, confido sulla prima ipotesi. Dimenticavo: per quanto mi riguarda considero privato solo quanto attuo al gabinetto.
Con i miei saluti

rosaquattro

Quanto sa di sale lo pane altrui. Atte terzo.

All’Istituto Anziani:
Quasi tutti gli anziani hanno due grossi problemi: diabete, e arteriosclerosi. Nei loro menu, pertanto, dovrebbe essere escluso (o quanto meno, fortemente ridotto tutto quello che tenderebbe a peggiorarli, quindi, niente zucchero nel pomodoro, ad esempio.
Per togliere il gusto asprigno al pomodoro basta cuocerlo assieme a della cipolla e a chiodi di garofano. Per contenere l’arteriosclerosi, invece, basta non salare le pietanze,(in particolare la pasta) o quanto meno salarle al minimo. Visto che non vi sono saline fra le ditte che servono il Comune, la riduzione del sale non dovrebbe creare particolari problemi.
Per il diabete, bisognerebbe non mangiare pasta, riso e/o risotti, e fra i contorni, in particolare non le carote. La pasta bianca andrebbe sostituita con l’integrale, ma capisco che verrebbe rifiutata dalla generalità degli anziani perché non hanno la debita conoscenza e neanche l’abitudine. Va bèh! Di qualcosa bisogna pur morire! 🙂
Casalinghe e cuochi usano la carne cotta in avanzo, vuoi per svuotare i frigi, vuoi per far ripieni. Nel menu del giorno 14 invece (c.m, c.a,) ne hanno fatto del ragù. Non è la prima volta.
Nel ripieno da carne precotta, l’avanzo da frighi è in qualche modo giustificato perché diventa ricetta. Così non è invece per la carne avanzata. La si può tritare e/o trattare con leggera base aromatica quanto si vuole, (accorgimento, questo, non attuato) ma chiaro avanzo è, (difficilmente digeribile, tra l’altro) e chiaro avanzo resta sia per gli occhi che per il gusto.
Orrendo poi, l’accostamento di immagine fra contenitore di plastica, pasta, e ragu preparato in quel modo. Suscita disegno di ciottola dove, per il cane, si mescola quanto avanzato dai piatti. Ipersensibilità d’artista o da vecchio oltre steccato? Non so. I pensionati tacciono perché hanno paura, e ne i vecchi oltre steccato c’è il sospetto che siano come i veronesi: tuti mati, ergo inattendibili?
Oltre alla carne in preda a crisi di nervi che mi è stata generalmente servita sino a che ho taciuto (non poco e non per breve) mi viene servita anche della carne con tracce di budello attorno? Viene da pensare che sia stata, prima pressata, poi arrotolata, e poi insaccata. Anche il taglio della porzione è particolarmente netto. Pare fatto con l’affettatrice. Provi a farlo con del lesso cotto a casa. La fetta non le risulterà netta ( a meno che il lesso non sia lessato 🙂 e lo scarto notevole da tanto si sgretola. Gielo dico, non tanto perché abbia mangiato sempre di meglio, ma per favorire la proporzione tra spesa, gualità, e guadagni, fra quanto il Comune paga e quanto l’appaltante serve. Comunque sia, sospetto di budello a parte, il lesso del 13 Giugno che le ho descritto era prevalentemente magro e di gusto accettabile. Cosa non sanno fare i cinesi! 🙂
Con i miei saluti

rosaquattro

In medio domenicale: atto a sé. Per conoscenza: ai referenti in caso.

……………………………

Cortese Signora: pollo arrosto, da supermercato vittima nella cottura, (oltre che di vecchiaia da cotto) il pollo che mi è stato portato oggi. Non ho potuto non recitare una prece ai defunti prima di salvare il salvabile, giusto per usufruire del pranzo;
per non dire delle patate, cosidette fritte, ma in effetti depresse da frittura stantia perché fatta con olio a non adeguata temperatura;
per non dire della pasta gratinata. Di tutto fuorché cotta oggi, quella che mi è arrivata.
Si vede che nel giorno festivo vi è carenza di personale, al che si suplisce svuotando i frighi, o cucinando alla san fasson!
Dice che sbaglio? Sarà! Guaio è, purtroppo, che io non posso non permettermi di mangiare ciò che prova le mie affermazioni; folcloristiche sino a che si vuole, ma solo per farla sorridere; che poi ci sia anche di che pensare e agire, a lei ogni decisione.

rosaquattro

Fai sapere al pensionato quando lo zucchero gli è calato!

Alla c.a. Direttore de: l’Arena di Verona.
Ho letto, signor Direttore che ogni anno in Italia ci sono 100 mila nuovi diabetici con una spesa per il sistema sanitario che si aggira sui 300 milioni. I nuovi ammalati, però, potrebbero essere anche molti di più perché ci sono diabetici che sono fuori statistica perché non sanno di esserlo. Tenendo conto della possibilità, allora, anche le spese dette dalla notizia sono decisamente fuori statistica.
Mi sono scoperto diabetico l’estate scorsa. Ero arrivato a più di trecento di glicemia, ma, non perché il mio diabete fosse asintomatico come ebbe a dire il medico delle analisi, ma perché, nulla sapendo circa i sintomi di quella malattia, pensavo ruggine da età i vari malesseri e le stanchezze che provavo.
Dall’accertamento particolarmente grave, sono passato all’ottimale situazione accertata nell’ambulatorio mobile in sosta, domenica scorsa, in piazza Bra. Il risultato dell’analisi ha dato 75 di glicemia. Più che ottimo, ma non per questo guarito, perché una volta preso il diabete uno se lo tiene.
Ho raggiunto l’eccellente risultato, eliminando tutti gli zuccheri più evidenti (dolci, bibite, le tremende brioche, ecc); eliminando ogni quantità d’alcol; diventando un accanito lettore di etichette. Leggendole, ho scoperto che la questione delle polveri sottili fa ridere rispetto allo zucchero naturale, e/o artificiale, (e/o più o meno chimicamente detto in modo comprensibile) che ci mettono nell’alimenti per conservarli.
Ne mettono anche nel pane! Ho dovuto smettere di mangiarlo. Oltre che un generale rigonfiamento alle gambe, alle mani, e ad una subitanea maggiorazioni di peso, mi dava dei notevoli mali di testa. Ho dovuto eliminare anche il pane integrale: quello detto senza zucchero (e sarà anche vero) ma che di zuccheri ha pieni i semi usati.
Avevo preso una tisana come coadiuvante della digestione. Conteneva semi di finocchio e non mi ricordo l’altra cosa perché ho buttato via tutto! A berla, un mal di testa da pronto soccorso! Giusto per fargliela breve, ho trovato zucchero anche nelle scatole di borlotti lessati di una cera marca. M’ha fatto ridere da matti quello zucchero! L’etichetta lo dichiarava invertito! Non gli mancava che quello!
Vista la situazione, non si può non considerare che, sia le persone che il sistema sanitario nazionale, sono sotto tiro di un vero e proprio fuoco amico! Mi rendo anche ben conto, che una conservazione dei cibi con diverso conservante sia più onerosa, sia per l’acquirente finale che per la produzione industriale, o al caso, diversamente ammalante.
Non ci si scappa, signor Direttore, di qualcosa bisogna pur morire, ma, qui si rischia di non capire più se ha istinto suicidario chi mangia zuccheri perché non ne può proprio fare a meno, oppure, se abbia istinto nolentemente omicida, l’industria che pur sapendo la situazione è pressoché silente nell’ovviare il problema. Al caso, è anche criptica e/o deviante quando si tratta di avvisare! Le etichette dei valori energetici e la presenza di zuccheri, infatti, sono in posti diversi della confezione.
Durante i periodi di astinenza, mi sono fatto sedurre dai dolci cosiddetti senza zuccherò! Saranno anche senza zucchero ma non sono esenti da zuccheri, infatti, dei mal di testa dell’accidenti!
Conversando con i presenti nell’ambulatorio mobile, dicevo che si può cercar di venire a capo della situazione solamente attuando, anche per gli alimenti, la campagna di efficace terrore che è stata attuata per il tabagismo. Per quel provvedimento, per legge farei scrivere su tutte le confezioni che contengono zuccheri di qualsiasi forma chimica questo avvertimento da scrivere ben in grande sulla confezione: nuoce alla salute del diabetico! Fra altre cose, il diabete altera anche la vista.
Non per ultimo, coinvolgerei i Centri alle Dipendenze, perché il diabete crea dipendenza fisica, mentre il piacere della cosa dolce crea quella psicologica. Liberarmi dalla voglia di sigaretta, signor Direttore, è stato niente rispetto a quello che ho patito per liberarmi dalla voglia di torte! Con una sorta di intervento sulla falsariga degli Alcolisti Anonimi, ci sarei riuscito prima e con minor pena, molto probabilmente.
Con i miei più cordiali saluti
Pubblicata sul giornale il 17 Novembre c.a.

rosaquattro

Pane e sale altrui: atto secondo.

Cortese signora: ieri, venerdì, ho chiesto alla consegnataria chi mi aveva portato il pasto che ha motivato la precedente mail. M’ha detto una persona poco pratica del giro e quindi delle particolarità nel servizio. In analogo fatto la stessa consegnataria ebbe a dirmi di non sapere chi, al suo posto, mi aveva portato il pasto. Siccome, in quel caso, nulla ha fatto e/o detto per informarsi, fra altre ipotesi ne arguisco di non averne alcun interesse, oppure, che era interessata a coprire l’autore del disservizio. Sono correnti mafiosità che succedono in ogni ambito lavorativo. Va beh! Rimane il fatto, però, che su la consegnataria in questione non la penso più come prima. Punto.Oggi, sabato, ricevo un primo dall’indecifrabile ragu. Va bèh! Vediamo di non fare gli schifiltosi! Con quello, un lesso con salsa verde. Anche se molto pallido, il verde, c’è. La salsa, assolutamente no, a meno che non sia una personalissima variazione, in verità neanche approssimativa, della classica ricetta. Il lesso, tagliato con l’affettatrice a spessore di neanche tre tacche, non sarà stato più di una cinquantina di grammi. Per quanto riguarda la quantità totale della salsa, poi, non appena vista mi sono detto questa gliela devo proprio far vedere.

lessi 003

Mi dispiace d’averlo pensato mentre lo stavo finendo. Diversamente, le avrei fatto vedere anche lo spessore della carne: una sottiletta. Dalla foto, però, si dovrebbe intuire almeno la qualità: scadente. Durante il nostro primo colloquio ebbe a dirmi che i pasti serviti agli anziani li controllava facendosi mandare in ufficio un campione. Sarò anche paranoico, cara signora, ma faccio molta fatica a credere che le venga portata anche solo della mediocrità. Un controllo effettivamente efficace non può che avvenire a casa del pensionato. In genere, l’orario di consegna è sempre quello. Indovino numerosi i suoi impegni, quindi, capisco bene che lei non possa farlo, ma a Verona, tutto manca fuorché i Vigili. Con i miei più cordiali saluti.

rosaquattro

Sul pane e sul sale altrui, riscontro al prot. gen.

Cortese Signore: suppongo che abbia letto le mie note. Dubito però, che abbia visto le foto allegate. Di quelle, tutto si può dire fuorché immagini di carne “magra, tenera, succulenta che non è mai stopposa alla masticazione”. Ora, io non sono particolarmente schifiltoso. Ho mangiato in ambiti di lusso ed in osterie. In collegi ed in orfanotrofi, a militare, e a casa, cresciuto più che altro a spaghetti al pomodoro e/o a panà (versione padovana della pearà) con mortadella come secondo: non sempre la mortadella. Dati i precedenti, per necessità o meno adattato a molto, c’è ne vuole perché giunga a lamentarmi di quanto mi è stato servito! Non ricordo quando ho iniziato a fruire del servizio pasti. Ricordo però, di un pomodoro eccellente, e di un ragù più che notevole. Ultimamente, invece, il pomodoro è generalmente meno che mediocre, ed il ragù fatto con carne cotta, è indigeribile! La pasta, poi, è generalmente stracotta. Oggi, invece, il pomodoro è buonissimo e la cottura della pasta, passabile. Mi si dirà, che la pasta mi giunge stracotta perché continua a cuocere anche una volta messa nei contenitori. Vero, ma allora, perché non è sempre così visto che nei contenitori c’è la mettono sempre? Può essere caso? Può essere! Può essere diversa la mano che prepara? Può essere, come può essere diversa la capacità professionale, come può essere diverso l’interesse verso il lavoro. Per anni, tutti i mercoledì sera ho preparato la pasta per gli abbandonati assistiti dall?Associazione Amici di Bernardo. I volontari ebbero a dirmi che fra i presenti, non pochi venivano solo il mercoledì. Cuocevo la pasta per non più di tre minuti. Nel pomodoro, un po? di aglio, rosmarino, olio (ovviamente ma non vaga traccia) e piacere di farlo in quantità. Mi rifiuto di pensare che sia proprio quest’ultima salsa quella che manca alla cottura dei cibi! Mi dice, Dottore, che la carne non è mai stopposa alla masticazione. E’ vero. Una carne stracotta, infatti, non lo può essere. Succulenta, Lei dice. I casi sono due: o mangiamo diversa carne, o Lei non ha mai mangiato la carne che mi portano, o meglio, e se dura, che hanno smesso di portarmi. Se non dovesse durare, avrà le debite foto. E’ vero: la dietologa mi aveva parlato di problemi sulla gelatina, ma, mica mi ero lamentato di quel particolare! E’ vero, avevo ordinato cavoletti. L’ordine, però, non è che l’utente lo fa tutte le settimane e a me c’è voluto del tempo per capire che l’indurimento al ventre che provavo dopo mangiato era proprio dovuto ai cavoletti, (i cavoli no, stranamente) come all’insalata, appunto perché ambedue molto fibrosi. Appena capito l’ho detto ai consegnatari. Il più delle volte inutilmente. E’ vero, con la frutta ho reputato di inutile spreco la consegna del pane, e dei dessert. A differenza del contorno in oggetto, questa richiesta è stata generalmente ascoltata. Con gaudio di altri utenti o quanto meno dell’Istituto, spero. Da quanto soprae sposto tragga le sue conclusioni, Dottor V. Non mi aspetto di saperle. Non è necessario. Per me, il discorso finisce qui, ma se mai dovrò avere la necessità di riaprirlo, Lei sarà il primo a saperlo.
Con i miei più cordiali saluti

rosaquattro

Pane e sale altrui. Atto primo

Da subito dopo le festività natalizie, il servizio che avevo generalmente trovato superiore alle mie aspettative, è andato via via scadendo. Non è bello pensar male, diceva l’Andreotti, pure ci si azzecca. Mi riferisco a più di un motivo, e non sia mai, ad un irritante sospetto. Sui motivi ne abbiamo telefonicamente parlato un qualche tempo fa. mi vedo costretto a ripeterli, non tanto perché siano i filetti alla Voronof le pietanze che devono reggere la mia personalità e giustificare il vostro compito, ma perché la testimonianza fotografica che le allego è chiara squalificazione di quanto idealmente dichiarato sul sito a proposito del tenore e dei fini dell’assistenza. Lei ebbe a dirmi che la gelatinosa qualità della carne le era nota. E passi per la gelatina che per eliminarla (almeno esteriormente) basta solo un po’ d’acqua calda, ma visto l’allegato,

.

…………………………………. lessi 003


………………………………….
lessi 004

.

mi saprebbe suggerire a che grado devo portare l’acqua calda per eliminare la nervatura presente nella carne lessa di quasi sempre? Giusto per non far nomea di rompi balle, è chiaro che posso anche buttare la parte scadente della consegna, ma da dove capire, allora, la differenza fra servizio formale e sostanziale, o per essere meno filosofi, tra mangiare e saltare? Giustamente, m’ha suggerito di ordinare qualcosa d’altro. L’ho fatto nel nuovo foglio ma lo stesso (due desinari a parte) sempre lesso m’è arrivato! Avendo problemi di diabete non ho ordinato carote e neanche frutta ed invece la frutta mi arriva sempre e le carote quasi sempre. Avendo problemi di meteorismo ho escluso i cavolini di bruxsell e invece mi arrivano anche quelli. Per lo stesso motivo non posso mangiare insalata. Avevo convenuto con lei che se vi capitava un’ordinazione di carne di mera qualità, un’altro primo poteva ben sostituire un lesso in descrizione. A fronte di quel genere di carne, oggi, mi sono arrivate due arance! Che non posso mangiare! Nell’augurarmi che tutto questo non abbia a ripetersi, la saluto con poca felicità. Non per mia causa, chiaramente, e se non per causa sua, le chiedo di farmi sapere per causa di chi, perché è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità, come è giusto che per saperle, sia necessario informare chi non sa.

rosaquattro

A quando il reato di rapina a mente armata?

La giornata girava bene, oggi, e non di meno le palle, ma, sono uscito di casa per fare un po’ di spesa. Non mi occorreva niente ma devo pur trovare un motivo per muovermi! Passo davanti un’edicola. Sulla porta, appesa una locandina del giornale di Verona. Leggo: anziano pestato per 40 euro! Capisco il titolista. Intendeva segnalare la delinquenzialità per un miseria, tuttavia, non ho mai letto: anziano rapinato per mille euro, bensì, (ammesso il caso) di mille euro! Direi evidente, che la diversa importanza di una somma rapinata diventa diverso giudizio. Non mi interessa sapere che il diverso giudizio consisterà nel dare del mona al delinquente per pochi euro, e, magari, del furbo a quello da mille! Quello che mi interessa, invece, è il nome che la legge darà a quel genere di rapina, e, al caso, agli impossibilità di difendersi, vuoi per età, vuoi per sesso, condizione fisica, ecc, ecc. Se fossi la legge, certamente non sarei imbecille come la sclerotica! Sarei duttile, e, consentitemi l’immodestia, anche nuovo. In quanto autore di nuova legge, rubricherei fra le rapine più scellerate anche questa in tema. La direi, cioè, RAPINA A MENTE ARMATA. Di cosa, se, al caso, non ha coltello, pistola, e/o altra contundente arma? E’ armata, la mente delinquenziale, di un’etica che spregia la persona quando non la personalità: è armata di una forza fisica generalmente superiore; è armata di motivi fortemente egocentrici; è armata da viltà; è generalmente armata da droghe che lo aiutano a superare la sua viltà; non per ultimo, e non per un ultimo genere di rapina: è armato di una cultura superiore (in certi casi ) come armato di quel surrogato dell’intelligenza che diciamo furbizia! Dobbiamo proprio ammetterlo: la Legge, oggi, è come un ombrello retto da due mani: la prima lo tiene per ripararsi dall’acqua, mentre la seconda lo tiene per tenere sott’acqua la prima. L’idea di una giustizia come bilancia non è una novità e mi sta bene. Mi sta bene anche se bendata se ciò segna la sua imparzialità, ma non mi sta bene la sua imparzialità, quando è impotenza da cecità. Nel mio piccolo ci posso fare qualcosa? Temo di no. Va beh! Andrò a fare la spesa anche domani!
Ho indirizzato questa lettera al Direttore de L’Arena. Mi venga un colpo se mi ricordo di avergliela mandata! Va beh! Cosa fatta capo ha! Il fatto in questione è di una decina di giorni fa.

rosaquattro

Immigrazione, comunicazione, catene.


………………………….

Alla cortese attenzione: Lettere al Direttore de l’Arena, sua sede in città.
Avevo bisogno di riparare un soprabito e sono andato in sartoria. Cinesi, i gestori. Giovani. Sorridenti. Cortesi. Premurosi. Italiano zero! Nell’internazionale linguaggio che va sotto il nome di Io Tarzan – Tu Jane riesco a farmi capire. Non per ultimo, ausiliato dal mai abbastanza benedetto (anche se limitato) traduttore di Google e da Internet. In Rete trovo una scuola serale gratuita per immigrati (non l’unica a dire il vero) al costo dei 15 euro che coprono una forma assicurativa se non ho capito male. Sempre con i mezzi sopra detti riesco a proporgliela. Sto dicendogli l’opzione quando nel negozio entra un loro connazionale. Anche questo cinese. Anche questo giovane, simpatico, e, parlandone con spontanea simpatia, alla Paul Belmondo per la somigliante faccia da schiaffi. Parla italiano. Mi chiede chi sono, cosa voglio, perché lo faccio. Gli dico che sono un cliente, che ho visto la difficile per non dire impossibile comunicazione dei due gestori, gli faccio notare che in Cina farei ben pochi affari se non sapessi un minimo di cinese, e che è cosa identifica per i suoi due connazionali. Telefono ad un sindacato, al Cestim a due scuole. Mi faccio dare numeri telefonici, indirizzi, e dire condizioni; insomma, in giro di un quarto d’ora metto i due immigrati nella condizione di sapere cosa fare e dove andare per farlo ma, l’atmosfera non è più come prima! L’intervenuto, quello che conosce l’italiano, tende a sfottere. Si sente che non è interessato. Si sente che vuol sminuire l’interesse che ho suscitato nel due giovani del negozio. Preferisco non rilevare. Faccio per pagare ma ho dimenticato a casa il portafoglio. Lascio in negozio quanto dovevo ritirare, vado a casa, prendo i soldi, torno in negozio, pago, ritiro. Fra il prima ed il dopo non posso non notare che della cortesia è sparito l’anima: solo è rimasta la forma. Esco. Torno a casa. Verifico il lavoro. Ottima, la cucitura della tasca del soprabito. Dei due lavori, quello capito maggiormente perché facilmente intuibile sia per i Tarzan e i Jane che reciprocamente siamo stati.
Non da oggi è noto che per qualsiasi forma di potere, il supino che non sa comunicare sé stesso ad altri e/o alla società è destinato a restare un servo (del potere in caso) quando non, dello stesso potere, o un utile idiota, o, a vari livelli, un complice. In toto quando non in parte, ciò che libera è il possesso della parola: nascita che avviene per contestuale natura, e/o per appresa cultura. Il mio disinteressato coinvolgimento con le difficoltà linguistiche dei due gestori ha mosso ciò che non doveva muoversi? Lo sospetto. Fortemente. Se fosse in mio potere, signor Direttore, vincolerei la permanenza sul territorio italiano (ed il conseguente lascito del permesso di soggiorno) ad una documentata e triennale frequenza scolastica del livello terza media. Renderei obbligatorie le materie umanistiche. Facoltative le altre. Vincolerei il proseguo del permesso al superamento di un esame di fine corso con, nelle umanistiche, almeno un sufficiente come voto; esame esterno alla scuola frequentata, (o con esaminatori esterni) onde evitare qualsiasi genere di pressioni agli insegnanti del corso annualmente frequentato dall’emigrante. Tre anni sono sufficienti, sia per dare all’emigrante una buona base linguistica che una variamente culturale. Sono altresì sufficienti, vuoi per aiutarlo a liberarsi dalle catene di taciuti vincoli, vuoi per poterle portare meglio, vuoi per decidere se la sudditanza in cui si trova è via per capire la vita: vuoi propria, vuoi sociale, vuoi per quello che crede più giusto capire. Il fine della proposta che le dico, Signor Direttore, non ha certo quello di rendere gli emigranti dei pressappoco cloni degli italiani, bensì, ha il fine di metterli nelle condizioni di vivere con una marcia in più: con la conoscenza d’origine, la nostra. Con i miei più cordiali saluti
Pubblicata su L’arena di Verona in data 10 Novembre c.a.

rosaquattro

Domani avrò le rughe Luisa

ma a tua riguardo la notte m’ha posto un problema: rispondere alla tua segnalazione o non dormire!

.

Sono andato a letto all’una, Luisa, ma alle tre e mezza mi sono svegliato, lucidissimo, con in testa il pensiero posto dalla tua Salento web: l’adozione gay. Contestualizzare, disse il monsignore a proposito di un povero Cristo, con un tal senso e peso della sua orfanità che ebbe l’assoluto bisogno di trovarsi un Padre, anche a costo di andar a trovarlo ben oltre il genere conosciuto. Non credo che il mondo gay soffra di analogo senso e di peso per l’orfanità del suo diritto alla figliolanza, da aver bisogno di avere un figlio, anche a costo di trovarlo ben oltre il genere conosciuto anche se non generalmente praticato, eppure, lo vuole! L’argomento adozione mi tocca in particolare modo. Mi pare di averti detto, infatti, che ho avuto due madre e tre padri; e pur con tutto questo, orfano da brefotrofio prima, di collegio poi, e di molti riferimenti in successione.
Quando sento “adozione”, allora, penso subito alla solitudine di chi è stato nutrito e curato da molti, ma, forse, amato da nessuno, o quanto meno, non ne ho mai sentito il senso, il calore. Non ho mai sentito il calore del sentimento degli adottanti, fors’anche perché, tutto semina la riconoscenza,  ma non l’amore. Sia chiaro che non sto rimproverando niente a nessuno: sto solo ricordando, sto solo constatando. Ricordi e constatazioni, che mi rendono più che perplesso sull’adozione del gay, non tanto perché possa fare sugli adottati, delle schifezze già dimostrate dalle capacità etero, ma perché temo che possa essere e/o diventare un amore di scorta. Visto da vicino, neanche l’amore genitoriale etero è normale, ma questo, che vuol dire? Mal comune mezzo gaudio?
Temo altresì per l’adottato, al punto da bloccare il mio si come il mio no, perché il mondo (rara minoranza a parte ma anche fra questa con non pochi canti di gallo ) che non ha ancora digerito la nostra realtà (al più sopportata come inevitabile) altrettanto non digerirà la nostra istanza, o se sarà costretto a farlo, lo farà ruttando fiati pesanti contro l’orfano non in grado di difendersi, come contro i padri_madri, anche loro non sempre in grado di difendersi come di difendere l’adottato. Se per caso non si è capito, sono fortemente pessimista. Se per caso non si è capito, non lo sono contro la capacità d’amore dell’orfano di parte di sé che generalmente è il gay. Sono fortemente pessimista perché della vita ho sentito tutto il peso d’ignoranza e di cattiveria dell’inquilinato.
Ignoranza e cattiveria, che ancora mi circonda, anche se si mostra in cari rari, con morsi rapidi, e vili gesti. Ora non osano di più perché sanno a vista che so ben difendermi, ma se a quasi sett’anni devo ancora difendermi, per quanto dovrà difendersi dai vili e dai cattivi, il bambino da affiliare alla personalità gay? Sino a sett’anni anche l’adottato non gay da genitori gay?! Portate pazienza se difendo, non la ragione degli etero (le loro ragioni mi facciano il piacere!) ma la ragione del bambino che sono stato, e che non vorrei vedere, neanche lontanamente eguale in nessun bambino.
Avrei più favorevole opinione se l’adozione gay fosse praticabile verso il figlio adulto e/o di conformata identità. Questo, non per allontanare il sospetto di un violenza sessuale  che gli avversi all’adozione gay sospettano non tanto sotto traccia, ma perché il giovane di conformata identità (e, quindi, adulto) è in grado di reggere la sincerità necessaria al suo bisogno di conoscere e di capire, senza il quale bisogno, neanche si può amare come figli e ne essere amati come genitori.
Io sono stato adottato da una coppia etero: la Cesira ed il Luigi. Come tutti i bambini sarò stato anche discolo qualche volta. Al che, se per barrierare l’irrequietezza del figlio le altre mamme della mia epoca chiamavano l’uomo nero, (o similari al papà) mia madre mi diceva, invece, varda che te porto da l’altra donna, si!  (Guarda che ti porto da l’altra donna, sai!) E’ stato così che io ho saputo di essere figlio di un buco nero chiamato “l’altra donna”. Ora, è anche vero che non tutti gli adottati sono o saranno stati di vita sfigata come lo sono stato io, ma è anche vero però, quello che dice un proverbio romeno: chi è stato scottato dal brodo ha paura anche dello yogurt! So bene che la vita deve andare avanti e che se non vai al suo passo finisci che ti supera. L’essere superato dalla vita come da altra vita non mi duole più di tanto: mica possiamo essere tutti delle Ferrari! Ciò che mi duole, però, e che non lo faccia “con juicio”.

rosaquattro

 

La sventura ha faccia molto più brutta, Andrea!

No, Andrea, per me la sventura non è nella bellezza, ma, da sempre in poi, nei concetti che abbiamo sulla bellezza. Ogni popolo ha il suo senso della bellezza. Tutti legittimi di per sé, ma succede anche nella bellezza come nella religione: la mia è più bella della tua, e siccome è più bella, è anche più vera. Grossissimo errore greco, quest’ultimo! Fatale in più casi. Sulla porta d’uscita della età, invece, si comincia a dirsi: è bello non quello che è bello, quindi piace, ma quello che scalda il cuore.
Quanto razzismo avrebbe evitato il mondo se solo a suo tempo l’avessero detto greci!

rosaquattro

Caro Grillo ti scrivo un po’

Caro Grillo: vorrei proporti un vessillo canoro al 5 Stelle. Te la recito perché non so cantare. O meglio, so cantare ma non è proprio il caso di farmi sentire! Lo vedo adatto per i cortei, o nelle  manifestazion tue o di altri che sia. E’ composta da un ritornello e da un recitato.
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Testo recitato
Il lavoro è sparito
in altri stati andato.
I soliti fottuti
ora son disoccupati!
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Testo recitato
Dovremo dire: figli,
non aspettatevi futuro!
L’han mangiato a 100 denti
i puttanieri assenti.
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Inutile dirti da dove l’ho ripresa: la conosce l’universo! L’ho ripresa con nessun intento rivoluzionario, però! Non credo nelle rivoluzioni! Le rivoluzioni sono i medici che in presenza di calli credono giusto tagliano le gambe! Intende essere, invece, il memento (la vox popoli) che rammenta ai politici del possibile scoppio dell’ira quando un popolo è vessato oltre ragione.
rosaquattro

Vuoi la bicicletta? Pedala!

Alla cortese attenzione: Lettere al Direttore de l’Arena Sua sede in città.

.
Questa mattina verso le tre mi è capitata una foratura nella ruota della bici. Sospetto di dover la bucatura all’idiozia di quelli che spaccano le bottiglie sulla strada, vuoi davanti ai bar, vuoi nei pressi e non. Tutto considerato, male minore (i vetri lasciati su l’asfalto) rispetto a future cirrosi e a non tanto future crepe mentali di ragazzi (ma non di meno ragazze) che ho visto  ubriachi e ubriache sino a repellente animalità. Male non da poco, invece, per chi usa la bici per andare al lavoro, e che per quel motivo rischia di perdere la giornata quando non lo stesso impiego. Non è male da poco neanche per quelli (non necessariamente anziani) che si ritrovano a dover trascinare la bici sino a casa e ad affrontare una spesa non prevista.
Toccato da ambedue i casi, mi sono detto che è proprio ora di prendere una bici a noleggio. C’è ne sono in diversi posti della città, e la spesa annuale ha prezzo più che accessibile, visto e considerato che le correlate spesi di gestione del mezzo sono a carico dell’affittante.
Deciso più che mai a farlo vado al parcheggio di s. Zeno, vedo il numero telefonico da contattare (è un numero verde) e chiamo. La signora che mi risponde mi dice che l’impegno viene attuato solamente via internet, ed il pagamento, solamente con carta ricaricabile. Il che, è un po’ come se un macellaio dicesse al cliente: si, le vendo il mezzo chilo di costine ma solo se me le paga con un bonifico, e se accetta di poterle cuocere solo a ricevuto accredito!
Cos’altro pensare, infatti di un sistema, che se non vado errando per limite informativo, permette di aver la bici in consegna, non, in tempi più prossimi dato il prossimo bisogno, ma solo a pratica compiuta, vuoi via sito che, (campa cavallo!) via posta? Portino pazienza i gestori di quella pur lodevole iniziativa, ma, non c’erano altri sistemi per far capire a possibili utenti che è più pratico lasciare le bici nelle rastrelliere piuttosto di ingolfarsi in aggrovigliati sistemi di comunicazione e di pagamento, che sono di uso generalmente comune più a parole che a fatti? Le rastrelliere che vedo quasi sempre piene, possibile che non segnalino che c’è un qualcosa che non funziona nel sistema?

rosaquattro

Caro governo ti scrivo un po’

Non sono un tecnico e né un economista, quindi, propongo a braccio.
Il finanziamento ai partiti sia depositato alla Banca d’Italia.
Gli amministatori dei partiti agiscono come quelli condominiali; presentano preventivo e riscuotono in ragione di pezza d’appoggio. Gli amministratori di ogni partito devono avere un consiglio fatto da rappresentanti di tutti i partiti; questi devono avere funzione di controllo di spesa e presa d’atto sull’uso di quanto speso e se speso per delle date finalità e/o necessità. Dato l’incarico e per la presenza di testimoni di altre correnti politica e/o partiti, il Consiglio finirà con l’assumere la figura di controllore controllato. Se effettivamente attuabile (questa idea) i partiti che la rifiuteranno dimostreranno più che chiaramente di avere scheletri nell’armadio e/o di non poterli e/o volerli seppellire.

rosaquattro

 

Quando la nave affonda, non tutti scelgono di fare i topi.

Cortese signore: a proposito della prassi di ammanettare e imbavagliare gli emigranti che tornano a casa (dati i mezzi forzosi, ne arguisco non volontariamente) vorrei dirle “dell’amore e di altri demoni” che stanno occupando sia la cultura occidentale che quella islamica.
Sia dell’una che dell’altra, le dirò quello che conosco per cognizione di causa: la mia, benché all’interno del tutto che stiamo diventando, non, perché sentina di tutte le nequizie (o quanto meno, non solo) ma perché, non essendo più in grado di reggere i costi della vita con qualità, tendiamo a gettare i pesi fuori bordo.
E’ stato così anche nel mio privato. Da stipendiato, prima potevo ascoltare il cuore. Da pensionato con la minima, prima devo ascoltare il portafoglio.
Per questo motivo non ho potuto non allontanare dalla mia vita il nordafricano che mi girava per casa da circa un ventennio. L’avevo conosciuto da sfrattato per morosità in affitto. L’ho accolto. Gli ho trovato casa e lavoro. L’ho curato quando stava male fisicamente. Assorbendo i suoi malesseri gli ho smacchiato la mente da un odio verso l’America che lo faceva delirare. Ha buttato via tutto!
Non era d’animo cattivo ed era intelligente per quanto sopraffatto da stupidaggini. Manteneva il senso dell’onestà anche quando deviava nella furbizia. Era un affamato di giustizia ma preferiva la vendetta perché di attesa impaziente. Certamente paranoico.
Quando un’umanità viene derubata dalla sua fiducia nella vita, succede; come succede che a sua volta il derubato derubi: sino a che non c’è più nulla da derubare, sino a che, nulla e nessuno lo permettono: vuoi al derubante come al derubato che deruberà. Cosa orrenda la paranoia da morte della fiducia, perché dice morte anche nella speranza.
Era certamente alcolizzato; tanto da essere, prevalentemente albergato nei suoi deliri e per quella causa, sotto gli alberi. Giunto ai cinquant’anni, si è domandato cosa ancora ci faceva, qui. Due le risposte: lasciarsi vivere così, o rientrare al paese.
Durante il periodo di un mio volontariato, un tunisino in età che ho convinto al rientro mi aveva parlato del Nirva: Organizzazione europea per il rientro assistito. Siccome la persona presso di me se ne voleva andare quanto prima (a mio avviso, fuggire dal sé di qui, quanto prima) il Nirva di Verona che ho contattato mi ha messo in contatto con il Nirva di Roma.
Fatte le dovute pratiche, dopo una decina di giorni è partito; è partito, anzi, un giorno prima perché abbiamo fatto confusione con le date. Poco male, l’avevano collocato in albergo. A proposito del Nirva, non le dico nulla che già non sappiano gli interessati, generalmente molto ben informati su quanto le leggi italiane possono favorirli.
Deputate a tanto, suppongo le moschee; le quali moschee, assistono quelli che vanno a pregare ma indirizzano altrove gli altri: alcolizzati, droganti_drogati, barboni, e persi di tutti i genere, e di tutte le abitudini.
Di tanta opera verso quella persona, cosa mi è rimasto? Per dire che non mi è rimasto nulla, e per non dire che ho buttato più di vent’anni della mia vita devo dirmi che il mio compito è stato nella semina, non, nel raccolto.
Si, ma se la semina non ha fruttato che fallimento, quale la causa? Del cattivo seme, o del cattivo terreno? Alla stregua: se la semina della cultura occidentale nel mondo non occidentale non ha fruttato che fallimento, quale la causa? Del cattivo seme, o del cattivo terreno, o, come l’opposto, di un seme non adatto al terreno?
Tornando al nordafricano imbavagliato e ammanettato di cosa è effettivo segno di fallimento umano e sociale? Del nostro? Di quello a emigrazione nordafricana? Di ambedue le civiltà? Di sé?
Il poliziotto che ha legato e imbavagliato l’emigrante l’ha detta prassi. Ora, è prassi anche per chi se ne torna a casa, tranquillo pur avendo di fronte ben poche aspettative, o è prassi solamente per quelli che, obbligati a tornare a casa, fanno gli agitati giusto per bloccare il volo?
Ad ogni rimpatrio assistito il Nirva concede 400 euro subito, e 1000 al paese. Non solo: a fronte di un serio e provato progetto di lavoro, il Nirva condede il necessario finanziamento. Questo ultimo, a rientro avvenuto.
Non so in quali momenti il Nirva consegni i 400 euro. Se prima dell’imbarco e a tasche ricevute si può anche pensare che il fine dell’agitazione sia il bloccare il rientro perché lo scopo consisteva nell’intascare i soldi e basta?!
Pensiero fortemente paranoico, mi dirà, signor Direttore. Vero, “dell’amore e di altri demoni”, mi difendo sempre malamente. Non per ultimo, anche dalla capacità di scrivere non più di trenta righe.
p.s. Devo la chiusura “dell’amore e di altri demoni” a G. G. Màrquez. E’ titolo dell’omonima opera.

rosaquattro

Come decidere sulla vita degli altri? Già detto e fatto! Grazie!

Lettere al Direttore de L’Arena Sua Sede in Città

.

Stupendo incontro mi sono detto quando ho visto il depliant di “Decidere per gli altri”. “Dibattito in equilibrio tra arte, filosofia, medicina, giurisprudenza, religione ed etica per una scelta consapevole”. Bellissimo! Decido di andarci e ci vado. In sala ci sono già un centinaio di presenze: in maggioranza anziani mi è parso.
 Laici (credente cattolico secondo il Devoto – Oli) e cattolici a confronto, dice la signora Bozzeda. Fra gli uni e gli altri non vedo differenza di pensiero e di finalità, se non talare con tutto quello che comporta il talare. Va bè! nessuno è perfetto! Incontro multiculturale, leggo da qualche altra parte del depliant. Multiculturale fra laici e cattolici, non è un po’ come dire multiculturale la differenza fra comunismo russo e comunismo satellitare il russo? Gli interventi sono premessi da un film che tratta di in risveglio da coma. Dibattito equo vorrebbe, un film dove non c’è nessun risveglio dal coma. Ipotesi non presa in considerazione, direi. L’incontro inizia alle 17. Leggo dei relatori dalle ore 18.
 La questione trattata dal professor Riccardo Pozzo in “lavorare in un comitato etico” è encomiabile, ma, di quale etica parlerà? Quella della scienza secondo coscienza di scienziato, o secondo quella di scienziato, ma anche cattolico? Le sarà chiaro in fine perché non rispondo a questa domanda. Il punto di vista medico “curare l’uomo, sempre. Umanesimo del vivere e del morire” viene trattato da Alfredo Anzani di stretta area cattolica. Dal mio punto di vista di cattolico eretico perché credo in un solo Dio e in nessun io, (professorato o no che sia quell’io) curare l’uomo e sempre è disumanesimo non, umanesimo.”
 Ricordo un mio assistito che dall’ospedale di Legnago di malattie infettive avrebbe dovuto andare a Mantova in autoambulanza (o a Villafranca, non ricordo) per fare una gastroscopia. Una gastroscopia ad una persona di 49 chili a 29 anni, malato in aids conclamato e pochi giorni prima di morire. Sarebbe questo il bell’esempio del curare sempre perché umanesimo del vivere e del morire?
 A mio vedere, l’umanesimo è detto dal Cireneo: simbolo della compassione di chi rialza l’umanità caduta sotto i mali del vivere, non, il simbolo di chi cura il caduto così che possa soffrire meglio e più a lungo. Comunque la si pensi, “quel curare sempre” rivela inequivocabilmente quanto, sul fine vita, sia già stato deciso da tutti fuorché deciso dagli interessati: questo sì, umanesimo del vivere e del morire! A che è servito, allora, quell’incontro? Per me, è servito a farmi vedere la sede: molto bella.
 Il tema del monsignore che viene dopo del professore è “Libertà morale nella cura di sé e degli altri”. Dopo il tema del professore, e il millenario tema della cattolicità, quale altra libertà può sostenere il monsignore se non quella pro domo sua? Le implicazioni giuridiche sono trattate da un professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Pontificia università lateranense. Può sostenere un etica contraria all’area di fede propria questo professore? Direi proprio di no. Anche questo, allora, ha già deciso per gli altri che non la pensano secondo cattolicità pur non pensando secondo ciò che l’avversa: mi riferisco cioè, a tutti i non aderenti alle “piantagioni del potere”: principato e religione secondo la mai dimenticata prolusione, e il mai dimenticato Padre Aldo Bergamaschi Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona di qualche anno fa; prolusione che pronunciò davanti a dei disagiati impresari di quelle piantagioni, subito prima di tornare in convento. Non si è mai saputo se l’abbia deciso lui, o, se anche in questo caso, sia stato deciso da altri.
 Preso atto del programma e della banalità del bene così chiaramente indicato dalle figure dei relatori oltre che dai temi, non mi è restato che tornare a casa. A maggior ragione, quando, nel programma, sono arrivato a leggere il tempo a disposizione per il cosiddetto dibattito dei relatori con il pubblico: 20 minuti. Cosa sono 20 minuti in un programma del genere, se non le perline di Colombo? Non conosco il tema di pertinenza del signor Tosi ma certamente non contestatore delle attuali forme di una assistenza ad oltranza, che dell’umanesimo gli è rimasto solamente l’amoroso torturare, a mio vedere.
 Si temono tanto i denti degli squali. Mi creda, signor Direttore, fanno molto più male quelli dei pesciolini da salotto.
 Con i miei più cordiali saluti

rosaquattro

"Mi sarei aspettato una considerazione più profonda, da uno che sul suo blog scrive tante saggezze", mi dice, temo deluso, Ispanicoroma.

Bene, Ispanicoroma. Vediamo se riesco ad essere più profondo. Se ci casco troppo, nel profondo, fammi il favore: tirami su! Ognuno di noi, a mio avviso, è via (Natura) della verità (Cultura) della propria vita. Questa strada, è soggettiva. Questo non esclude delle corrispondenze fra vita e vita; questo esclude, che una data vita possa inserirsi in un altra, al punto da giungere a deviare un soggettivo percorso. Credo, inoltre, che, vita, sia una infinita serie di domande, alle quali dobbiamo dare le nostre, soggettive, risposte. Allora, se per capire che cos’è “vita”, si sceglie di percorrere una data strada, chi sono io (o cosa ne so, io) per disquisire se giusta o sbagliata quella scelta, o addirittura, per fermarla?

Credimi, almeno per quanto mi riguarda, non è un girarsi dall’altra parte, è un guardare, accompagnato da un doloroso dover tacere, appunto, per quanto detto sopra. Il non condividere, per me, si dovrebbe limitare, a non percorrere quella strada, se non la si sente come corrispondente al proprio momento esistenziale. Ti faccio un altro esempio sul mio modo di pensare. Io sono contrario all’aborto, tuttavia, ho votato a favore. Allora, vi è maggior saggezza nell’opporsi all’aborto, o vi è maggior saggezza nel non opporsi all’altrui diritto di avere libertà di scelta?

Altro esempio: se io compio un errore che coinvolge solo me (quando non coinvolge solo me, la legge difende l’eventuale coinvolto) le paghi tu, le mie dirette “spese”? Se tu fai una cosa giusta, li godo io, i tuoi diretti “guadagni”? Morale della mia favola: ad ognuno le sue scelte, le sue spese, i suoi guadagni.

E’ chiaro che quanto sostengo ha infinite implicazioni e sfumature, ma è altrettanto chiaro che che questo è una risposta ad un tuo commento, non una tesi di laurea. Ciao.

afinedue