Figli

“Perché i figli delle donne non sono come noi” canta Mia Martini.
Perché i figli delle donne (nondimeno dei padri) sono a immagine della loro vita, non, dei generanti ai quali somigliano. I padri e le madri se ne facciano una nuova ragione. Una nuova ragione dovrebber farsela anche la Società facendoli crescere come una Sparta che non ignora di essere anche Atene.
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grurit

Essere posti

Quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. Sono del cibo che non appaga la fame. Nel dono di sé, invece, sussiste la vita.

grurit

Le ragioni della vita

e quelle dei mummificatori

Perché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, in quanto donna, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi. Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio, e quindi, di paterna convenzionalità eterosessuale. Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente “mamma” perché accogliente. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani. Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzione e la ragione della vita? Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza. La conosciamo come Spirito.

grurit

Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora,  perché ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio. Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo Dio) non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio! Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione di vittima è più “comoda” di quella di imputato?

grurit

La sostenibile leggerezza del piffero

E’ diventato così leggero che non lo sentono più neanche le sorelle che l’hanno sopportato per tanti decenni! Camminare non importunati da assillanti richieste di adesione, anche solo per la vista di ogni manzo è veramente una liberazione! Lo è anche dalla pazza idea di dar soldi al farmacista in cambio fallocratici argani. Ora che sto nella fase di chi ha capito che non lo sente quasi quasi più (lo fa ogni moltissimo) perchè si è tacitata ogni motivazione, (non perché non so dove sia andato a finire al mattino quando lo cerco per le uretrali funzioni) mi sento pure rincuorato. Mi deprimeva l’idea di sentire ancora il desiderio di strapazzarlo. Con chi, poi? Con vecchiaie compiacenti e quasi mai stimolanti se non per l’aiuto di un qualche artificiato cupido, ora virtuale vista la pensione? A suo tempo sono stato fruitore di quei mutui soccorsi per età claudicanti, ma ora, da nudo, non saprei reggere il loro sguardo; e difendermi da quello indossando mimetizzanti camicioni, o camerali spegnimenti di luce, oltre che me, farebbe ridere anche il bigoncio! No, chi ha dato a dato e chi ha avuto ha avuto. Il suono del piffero incanti ora quelli che ancora lo sentono: la vita continua ad averne bisogno.

grurit

Io sono vita

Cosa intendeva far capire quel biblico stesore, quando, con poetica (ma criptica ovvietà) ha scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”? La prendo un po’ larga ma poi arrivo al punto; punto che è circolare nel senso che quello di partenza è indistinguibile da quello d’arrivo.

Ammettendo al principio un’esistenza capace di vita umana nella versione divina, dobbiamo anche ammetterla capace di discernere su di sé. Un discernimento sovrano perché primo di ogni pensiero, cosa mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Sentendo sè e sentendosi vita, dirà IO SONO VITA.

Ora, o al principio di ogni principio ammettiamo una qualche sofferenza da dissociazione, oppure, necessariamente, nessuna parte può è separata da un altra, appunto come mostra l’affermazione: “in principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo (nella coscienza di sé, vita) è, ovviamente, presso l’Identità, è quell’identità è il Verbo.

Siccome l’affermazione sta presso il Principio di ogni principio, (l’UNO) ne consegue che è la Parola (la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa) che identifica lo stato di ogni parola, in ragione di quanto può dirsi: io sono vita in vita, e quindi, inscindibile unità, tanto quanto la sua immagine di essere in vita somiglia all’immagine della Vita.

Preciso: sto interpretando una storia, non, sostenendo che sia o non sia vera quella storia, ma vera o non vera che sia la faccenda, direi che la mia lettura non fa una piega.

grurit

Questo marchietto

nasconde una qualche spiritica diavoleria?

A me capita sempre una sola diavoleria: capisco solo dopo quello che ho scritto e/o fatto prima. Non per questo sto come corpo morto sta. Per aver conoscenza, infatti, basta solo che mi chieda perché; e i perché arrivano.

triangnpic

Rispetto al triangolo che adopero per dare forma trinitario unitaria ai miei argomenti, questo è rovescio. Per come la vedo, è rovescio perché si rovescia la vita quando agisce per rovesci principi. La vita che vive secondo rovesci principi è destinata a vivere nel buio, perché, simbolicamente parlando, è buia la coscienza priva del lume della conoscenza. E’ un buio che può giungere (per negazione della luce) anche sino al nero. Ammesso che possa consolare e/o tanto o poco giustificare, tranquilli: è capitato anche a quelli che diciamo santi, perché nel buio non ci sono rimasti. Vista, sul marchio, la prevalenza del nero, ne dobbiamo ricavare che i gironi della vita sono tutti così oscuri? Ricaverei quest’ipotesi se il marchietto fosse totalmente nero, ma così non è. Nella parte più bassa del triangolo, infatti, sta emergendo un’alba. Perchè nella parte più bassa e non prima che lo spazio (i giorni) certamente non manca? Mi sono risposto: perché l’alba emerge dal basso. Per ulteriore ipotesi: perché ci può essere alba anche nel nero più basso. Non da oggi si è detto sui simboli di rinascita indicati dall’alba, quindi, aggiungerò (solo se sfuggito ad altri autori) che ogni genere di alba è apportatrice di speranza e di letizia. Alla facciaccia del nero più nero!

Ho tratto il marchietto da questa immagine.

albasunero

ps. di qualche giorno dopo.

Non trovavo nulla da eccepire sui significati tratti da un marchietto ricavato un po’ per caso. Tanto è vero che l’avevo messo in quasi tutte le pagine. Perché, nonostante la conferma del vero opinato, l’ho tolto? L’ho tolto, perché alla mia sensibilità, quel vero diceva il suo giusto a voce troppo alta. E’ un’immagine di carattere, infatti. Non che lo stato di quel carattere la renda tematicamente sbagliata, tuttavia la rende imperativa,  anche quando non intende farlo e/o esserlo. Volente o nolente che sia, la tendenza al bene servito dall’imperio è il diavoletto che è riuscito ha portar fuori stada non poche santità.  Chiaro è, che non lo so perché brancolo e/o brancolato da sante parti. Lo so, invece, perché (non sempre mio malgrado) ho frequentato certi pollai; perché ho brancolato con certi polli.

Potendolo mi firmerei

Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano

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manofronte

Lo farei per dire che ogni ideale non può separarsi dal suo reale, o deve tornarvi nel caso l’abbia fatto. Separando e non vivendo parti di sé dalla vita totalizzata che siamo, si pongono dissidianti scelte fra le parti del nostro vivere. In ciò, alterando la conoscenza che dobbiamo sia alla nostra vita che alla vita nel Tutto. Motivata da sublimazioni comunque intese e agite, la scissione fra parti di sé idealmente preferite, e parti rifiutate perché non corrispondenti alle idee che vogliamo essere, se da un lato può agire una elevazione del pensiero, dall’altro può motivare esaltanti fanatismi e/o, formare esaltati fanatici. Per opposto caso, a quella svalutazione di sé, e/o della vita altra, e/o della Vita, che nella depressione del proprio spirito trova la sua febbre.

grurit

Nella vita

ci sono inattendibili inquilini

Per quanto sente della sua forza, lo Spirito (come uno spirito) è Cultura della Natura della sua vita. Per quanto è come forza, è Natura della Cultura della sua vita. Il Principio (lo Spirito) interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: vitalita’ per la Natura e vita per la Cultura. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita. In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi allo Spirito. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi. La potenza dei prossimi o non prossimi allo Spirito corrisponde allo stato del loro stato di vita.

Dove non comunichiamo per mezzo di parole si può comunicare per mezzo di emozioni, vuoi fra vivente e vivente, vuoi, per inverificabili motivi, fra il nostro spirito e lo spirito di uno spirito. Ciò è maggiormente possibile, tanto quanto una coscienza è aperta al Tutto che è la vita: corrispondenza di stati fra il bene e il Bene, fra il vero e il Vero, fra il giusto e il Giusto. Tanto quanto una vita è avversa a quei principi, e tanto quanto (nel Tutto che è la vita) il suo spirito percepirà avverse emozioni, pertanto, di spiriti dolenti se sono nell’errore che porta al dolore; di spiriti falsi se nel falso verso il vero e il Vero; di spiriti ingiusti se verso lo spirito e lo Spirito sono ingiusti. Vita, però, è stato di infiniti stati di vita, così, anche le emozioni a favore come le contrarie. Cosa ci dice, allora, da quale spirito sono influite le nostre azioni, e/o quale forza ci comunica la sua? Lo capiamo, dalla forza prevalente delle nostre. Come per lo stato opposto, se la nostra è prevalentemente negativa, prevalentemente negativa è anche la forza influente.

 

La vita non é maramalda!

L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò nonostante le voci idrofobe contrarie. Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perchè manca di rispetto a quel mondo, ma perché, nel vostro, gli fate pena. La vita non é maramalda!

Eppure la vita ci parla!

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente.

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

Israele o Palestina?

Mi domando perché sono lacerato fra Israele e Palestina. Certamente perché c’è il fattore di crescita cristiano. Di questo fattore, Israele è stato culla culturale e spirituale. Palestina, invece, una culla geografica. Al sentimento del bambino che sono stato e che per certi versi ancora rimango, Palestina, era il nome di un luogo immaginato, il palcoscenico di una via crucis che allora sapevo finita con una morte. Non ora. Non per l’uomo che sono e per quello che vedo. Nonostante la coscienza di questo, diversamente da Israele, Palestina non la sento come Persona. Non per questo non ne vedo la sofferenza, ma mi rimane dentro, come com-passione che non si può non provare anche per il dolore che non ci coinvolge personalmente; è un dolore provato dalla ragione, però, e la ragione, non sempre tocca il cuore sino a ferirlo. La ragione, necessita di più ragioni. Non che manchino le ragioni di ambo le parti, ma sospetti di partigiani inquinamenti da parte di tutti e due i soggetti in conflitto, mi mettono caos fra ragione e cuore. Mi ritrovo così, con l’amata Israele, come l’uomo, che, pur avendo riconosciuto delle dubbie virtù nell’amata, comunque non sa decidersi circa l’eventuale separazione, se non decidendo di abbandonare da gran parte della sua storia: certamente fondante. Più facile sarebbe, avendo vera idea su cosa e come sostituirla. Non avendola, (o non avendola ancora) sto, come il separato in casa che tardi si accorge di aver erroneamente divinizzato l’amata. Bisognerebbe, invece, divinizzare la vita: mio cuore in Israele e non di meno in Palestina.

Vado a fare la spesa

Vado a fare la spesa.
Sto entrando.
A lato dell’ingresso tre ragazzini.
Sui dieci anni.
Hanno la bici.
La ruota di uno incischia contro una vetrina.
E’ chiaro che vogliono fare qualcosa ma non sanno cosa.
Un gioco che non abbia le solite emozioni, molto probabilmente.
Non ci bado più di tanto.
Entro.
Prendo quello che devo prendere.
Esco.
Vedo che mi guardano ma senza manifestare una particolare curiosità.
Vado a prendere la bici.
Sto aprendo il lucchetto.
Sono a pochi metri da me.
Li sento avviarsi.
Non faccio in tempo a pensare
– si saranno stancati di stare lì –
che, allontanandosi di corsa,
schiamazzano:
aiuto, aiuto c’è il finocchio!
Pericolo, pericolo c’è il finocchio!
In primo mi è venuto da ridere!
Subito dopo però,
mi e’ venuto un rigurgito di violenza.
L’ho allontanata.
A vedere e provvedere ci penserà la vita.
Ha raddrizzato tronchi.
Vuoi che non sappia o non possa raddrizzare arbusti?
Tuttavia, dispiace.
So che lo fa,
anche percuotendo.

L’altra notte ho sognato l’Amato

Amore e amorevolezza in madri, figli, amanti, cimiteri, spiriti.

L’altra notte ho sognato l’Amato. Era a letto. Uno di quei letti in tubolare che si trovano negli ospedali o in isole comunitarie. In viso l’ho visto dimagrito. Pallido ma non cereo, e con la barba di più di qualche giorno. Lo ricordavo glabro! Dormiva ma non respirava. Sentivo il senso del mio corpo in modo vago. Come figura non c’ero presso il letto. C’era solo la mia capacita’ di vederlo. Mentre lo sto guardando, si alza molto rapidamente. Viene verso di me. Mi si mette di fronte, e all’altezza del petto (come se quello fosse il suo armadietto) estrae un paio di scarpe. Fatto questo si gira ed esce imboccando un corridoio. Mi sveglio avvertendo una sensazione di rimprovero. Neanche lo stessi abbandonando. Direi si e anche no. Non è vera perché è ben raro che passi giorno senza pensarlo, ma e’ anche vera perche’ (lo voglia o no) lo “vuole” la vita. A quella volonta’ si puo’ opporre solamente chi vive di solo dolore, ma anche in quel caso, prima o poi la vita allontana da quella scelta, allontanando le emozioni che ancorano al dolore. Simbolicamente parlando le scarpe rappresentano gli strumenti atti al cammino. Sicome sono vecchie, quelle del sogno, allora rappresentano gli strumenti dei vecchi cammini. Quelli, cioe’, che faceva prima che diventassi l'”armadietto” dove li aveva sentimentalmente rimessi. Se vera l’interpretazione, il senso dell’abbandono che ho provato al risveglio non riguardava il mio allontanamento da lui, ma, in toto o in parte, il suo allontanamento da me. Anche lui, pero’, non puo’ diversamente.

Piu’ di ventanni dopo averla scritta ho tolto dalla stesura originale ogni superflua considerazione. 

 

Decisioni

Come decidere sulla vita degli altri? Già detto e fatto! Grazie!

Lettere al Direttore de L’Arena

Stupendo incontro mi sono detto quando ho visto il depliant di “Decidere per gli altri”. “Dibattito in equilibrio tra arte, filosofia, medicina, giurisprudenza, religione ed etica per una scelta consapevole”. Bellissimo! Decido di andarci e ci vado. In sala ci sono già un centinaio di presenze: in maggioranza anziani mi è parso. Laici (credente cattolico secondo il Devoto – Oli) e cattolici a confronto, dice la signora Bozzeda. Fra gli uni e gli altri non vedo differenza di pensiero e di finalità, se non talare con tutto quello che comporta il talare. Va bè! Nessuno è perfetto! Incontro multiculturale, leggo da qualche altra parte del depliant. Multiculturale fra laici e cattolici, non è un po’ come dire multiculturale la differenza fra comunismo russo e comunismo satellitare il russo? Gli interventi sono premessi da un film che tratta di in risveglio da coma. Dibattito equo vorrebbe, un film dove non c’è nessun risveglio dal coma. Ipotesi non presa in considerazione, direi. L’incontro inizia alle 17. Leggo dei relatori dalle ore 18. La questione trattata dal professor Riccardo Pozzo in “lavorare in un comitato etico” è encomiabile, ma, di quale etica parlerà? Quella della scienza secondo coscienza di scienziato, o secondo quella di scienziato, ma anche cattolico? Le sarà chiaro in fine perché non rispondo a questa domanda. Il punto di vista medico “curare l’uomo, sempre. Umanesimo del vivere e del morire” viene trattato da Alfredo Anzani di stretta area cattolica. Dal mio punto di vista di cattolico eretico perché credo in un solo Dio e in nessun io, (professorato o no che sia quell’io) curare l’uomo sempre e in ogni caso è disumanesimo non, umanesimo. Ricordo l’Amato, che dall’ospedale di malattie infettive di Legnago avrebbe dovuto andare a Mantova in autoambulanza (o a Villafranca, non ricordo) per fare una gastroscopia. Una gastroscopia ad una persona di 49 chili a 29 anni, malato in aids conclamato e pochi giorni prima di morire. Sarebbe questo il bell’esempio del curare sempre perché umanesimo del vivere e del morire? A mio vedere, l’umanesimo è detto dal Cireneo: simbolo della compassione di chi rialza l’umanità caduta sotto i mali del vivere, non, il simbolo di chi cura il caduto così che possa soffrire più a lungo ma curato. Comunque la si pensi, “quel curare sempre” rivela inequivocabilmente quanto, sul fine vita, sia già stato deciso da tutti fuorché deciso dagli interessati. A che è servito, allora, quell’incontro? Per me, è servito a farmi vedere la sede: molto bella. Il tema del monsignore che viene dopo del professore è “Libertà morale nella cura di sé e degli altri”. Dopo il tema del professore, e il millenario tema della cattolicità, quale altra libertà può sostenere il monsignore se non quella pro domo sua? Le implicazioni giuridiche sono trattate da un professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Pontificia università lateranense. Può sostenere un etica contraria all’area di fede propria questo professore? Direi proprio di no. Anche questo, allora, ha già deciso per gli altri che non la pensano secondo cattolicità pur non pensando secondo ciò che l’avversa: mi riferisco cioè, a tutti i non aderenti alle “piantagioni del potere”: principato e religione secondo la mai dimenticata prolusione, e il mai dimenticato Padre Aldo Bergamaschi Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona di qualche anno fa; prolusione che pronunciò davanti a dei disagiati impresari di quelle piantagioni, subito prima di tornare in convento. Non si è mai saputo se l’abbia deciso lui, o, se anche in questo caso, sia stato deciso da altri. Preso atto del programma e della banalità del bene così chiaramente indicato dalle figure dei relatori oltre che dai temi, non mi è restato che tornare a casa. A maggior ragione, quando, nel programma, sono arrivato a leggere il tempo a disposizione per il cosiddetto dibattito dei relatori con il pubblico: 20 minuti. Cosa sono 20 minuti in un programma del genere, se non le perline di Colombo?

Processo alla vita

 

E’ nostra?

Ancora nell’ottobre del 2006, scrivevo quello che, senza ricordarlo, ho scritto  in una lettera recentemente spedita al giornale di Verona: è nostro il quadro che pure comperiamo? Come prodotto direi di si, come arte, no. Così per la vita. Non è nostra come arte, è nostra come acquistato prodotto. Per tale forma di proprietà, possiamo  decidere di rinunciarvi? A mio avviso, si, perché, non è l’arte della vita data dal Principio che neghiamo, (non lo potremmo neanche volendolo) ma solo la vita come prodotto della nostra arte.

La persona, dice la società,

londra

è il prodotto di una eredità culturale ed economica basata (vuoi per tutela dei soci aderenti, vuoi per le molte forme di sviluppo, vuoi per quelle della difesa) su una millenaria opera di mutuo soccorso, quindi tu non sei tuo, sei di tutti e quindi nostro. Di tuo c’è soltanto il tuo essere seme di persona, seme di cittadino, seme di religione, seme di te, ma dal momento che il tuo essere pianta di quei semi è stata opera di una cura prevalentemente nostra, ne consegue, che la decisione della società non può che prevalere sulla tua. Ogni altra forma di decisione ti renderebbe anormale, con ciò intendendo, diversamente aderente al contratto che ha permesse sia la tua  nascita che la tua crescita. In quanto normale cittadino, tu sei mantenitore_produttore_mantenitore di società anche quando non vuoi più esserlo, e anche quando non puoi più esserlo. Lo sei quando vuoi morire. Lo sei quando non ti permettiamo di morire.  Lo sei anche da morto. Poiche’ ti reclami prodotto della tua arte, allora, della vita nostra non puoi che esserci di danno, perché palese esempio di dis_ordine di quanto abbiamo costituito.

La persona, annuisce Religione,

papainrosso

non è proprietaria della vita. La vita è del Creatore che l’ha data, e che in quanto Padre la mantiene in vita perché tutto è una sua creatura. La mantiene in tutto anche se il tutto non sa che c’è e che lo fa. Il fatto che la persona possa non essere cosciente di quest’alleanza di vita, non la cassa, perché la dove non c’è la  sua coscienza, su di quella  ed in quella c’è la divina. Nel tutto che c’è e che la persona è, quindi, non si puo’ dire che la vita è sua. La Societa’ tace. La vita anche. Chi tace acconsente? Non e’ detto.

Coscienza e conoscenza

barradue

Vita: immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo. Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

Datata Gennaio 2009

E’ la vita, Mauro.

barradue

Constato da Mauro che quello che è chiaro per chi scrive, non sempre è chiaro per chi legge. Con – Convivere è necessario – non intendevo riferirmi a nessun genere di rapporto fra persone, ma fra la persona ed il mondo. Per attuare quella relazione, i modi ed i generi possono essere condivisibili, o non necessariamente condivisibili, l’importante, è fare in modo che si mantenga la relazione fra un Io ed il tutto. Per quale fine? Indipendentemente dal come, dal con chi, e/o per quali mezzi, perpetuare vita con il meno dolore possibile. Il restante riferimento a me, è pura voglia di polemica. No, Mauro, non tu mi hai lasciato “lungo quella sua strada troppo paolina”; io, ti ho lasciato lungo la tua. E ti ho lasciato lungo la tua, Mauro, perché se da un lato, come persona sei molto sensibile, e senz’altro meritevole di amicizia, dall’altro, straripi come bloger, ogni qual volta ti sfugge il dominio sulla ragione altrui; e ti sfugge, a mio avviso, più per motivi inerenti il bisogno di veder confermata la tua personale identità, più che per necessità inerenti le tue non poche conoscenze; sulle quali, si potrà anche opinare ma che nessuno mette in dubbio. Non io, almeno. Non lo saprei, neanche volendolo. Troppo paolina, dici, la mia visione della vita? In questa affermazione, o menti o sei in malafede, o hai dimenticato e/o rimosso che in tutti gli scritti che fra di noi hanno avuto il Saulo/Paolo in oggetto, siamo sempre stati d’accordo sul fatto che è stato una sciagura culturale per l’ambito religioso, ante lui iniziato e da lui deviato. E, allora? Se ad un fiume dal livello oltre metro ci si premura sollevando gli argini, perché mai non lo dovrei fare io quando straripi oltre metro? E’ successo altre volte, ed altre volte, nonostante sentissi l’errore, ho tolto i sacchetti di sabbia che avevo messo a difesa dei miei campi. Ma, adesso, di te, fiume che passa dalla secca allo straripamento anche nel giro di un fiat, ho deciso di non fidarmi più. Ad ognuno le sue perdite. Ad ognuno i suoi guadagni. E’ la vita.

Datata Gennaio 2009

Dove la vita tace, tace la parola.

Dicevo ad un blogger proprio un attimo fa, che non sono andato da nessuna parte. Mi sono solamente ritirato da questa. Le cause? Di prevalenza, il silenzio dell’emozione; e se quella tace, parla solo una capacità di scrivere, ed io, mica sono uno scrittore! Tacerà a lungo o per sempre, la mia emozione? Oltre la ragione, anche l’emozione è carsica, quindi, non saprei proprio il rispondere ad altri, come non saprei il rispondere a me. Già altre volte ed in altri casi è successo che il silenzio dell’emozione mi abbia ricollocato nel mio qualunque.

Datata Febbraio 2008

Aveva sedici anni

Pare il titolo di una canzone, invece, è il titolo di una tragedia.

Ragazzo a livello biologico, ma donna a livello emozionale, si suicida in una comunità di soli uomini. Si chiama Alice quel paese delle meraviglie! Prevalentemente abitato da ospiti nord africani. Lo preciso, mica per questioni di razza, ma per il pensiero maschile di quella cultura. Molto meno accogliente del nostro, anche se sessualmente disponibile verso la transessualità femminile, perlomeno tanto quanto il nostro, e perlomeno tanto quanto il nostro, purché non si sappia, purché non si veda. Non la voleva nessuno, dice l’assistente sociale. Lei era difficile! Mi domando come possa essere facile crescere da transessuale, ad Agrigento! Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, dice l’assistente. La sento sincera. L’Arci gay, da noi interpellato, non ha fatto niente! Un Arci gay ad Agrigento, già fa tutto per il solo fatto di esistere, penso! In quella Comunità, Paolo&Loredana, era in provaâ. Che prova? Prova di recupero?! Recupero di che?! Recupero di cosa?! Alla virilità di origine? MA, SIAMO IMPAZZITI?! Naturalmente, adesso si indaga per capire come sia stato possibile mettere una figura del genere in una comunità del genere, e chi l’abbia consentito! Si, auguri e figli maschi! Ti sia leggera la terra, Loredana.

Datata Dicembre 2007

Aneliti

L’anelito universale (e universalizzante) è nella tensione verso il Bene, verso il Vero, verso il Giusto. Dopo di che, ognuno scrive gli aneliti particolari, secondo la propria calligrafia. Mi distinguo dal pensiero che citi per un particolare. La vita, è dialettica, non lotta. Il fatto che l’abbiamo resa lotta, non appartiene alla vita: appartiene al carattere della nostra. La vita è un impulso di fame. Il male, è in ciò che mangi o in come mangi. Distanziarsi dall’impulso, rende anoressica la mente. Il che vuol dire, con buona pace del Budda, che quelli che seguono il suo insegnamento, rischiano di vedersi costretti a riaccostarsi alla mensa, (la vita) cioè, a ridoversi cibare di ciò che hanno scartato. La conoscenza rende liberi (non mi ricordo più chi l’ha detto, però concordo in pieno) infatti, solo la conoscenza attuata dal costante discernere sui cibi, può effettivamente liberare il karma dalla fame di vita, e, quindi, dal dover tornare a questo ristorante. Il messaggio di Cristo tratta innanzi tutto di un Dio padre. Il fatto che sia buono, è, per Cristo, una logica conseguenza di Padre, ma non è il primo attributo. E’ una logica conseguenza, perché è inverosimile, per Cristo, che il Dio che attua la vita, sia cattivo. Se lo fosse, per principio avrebbe attuato il dolore. Dio non può attuare due principi. Essendo assoluto, non può, infatti, che concepire il suo assoluto, e, secondo me, il suo assoluto principio è il Bene. Al significato di sottomissione che dai dell’islam, preferisca abbandono. Nella sottomissione è implicita la cultura del padronaggio. Nell’abbandono, la cultura della fede. La seconda, è dei mistici sufi. La prima, dei mullah. Sai bene che non sono la stessa cosa, nè stessa cosa,  sono gli impliciti.

Datata Dicembre 2007

I sensi della vita

il sensodella vita

Lo scopo dell’invito che ho messo all’inizio della paginata, non è certamente quello di riempire dei miei vuoti esistenziali: non mi mancano gli amici, e quando ho bisogno di amanti, so bene dove trovarli, anche se non sempre so, come si allontanano: vedi la mia ultima sorpresa mattutina.  Lo scopo, invece, è nel senso della vita, appunto, conoscere e discernere; lo scopo, invece, è nel mio senso della vita: ausiliare la conoscenza ed il discernimento. Naturalmente, per quanto so e posso, quindi, mai a sufficienza, purtroppo. Discernere per conoscere, non solo è il mezzo che gradualmente struttura la definitiva identità, ma è anche il mezzo che allontana il senso della solitudine: non senza compagnia, come generalmente si crede e/o si teme, ma senza attivata utilità, vuoi per il nostro mondo, vuoi per il circostante. Per quanto mi riguarda, una persona può essere qualsiasi pensiero, purché sappia, quanto effettivamente gli corrisponde quel pensiero. Il mio fine ultimo, allora, non è la Persona, è la vita, nella Persona.

Datata Ottobre 2007

Vita Fuori e dentro

Lunedì sarò al Circolo Pink di Verona. Devo proprio riordinare le idee.

paginemini

Centri culturali come questo, hanno contribuito allo sviluppo della coscienza sessuale di una data personalità  sessuale. E quella personalità è andata Fuori, è cresciuta. Si è vissuta ed ha vissuto sé stessa, quella personalità. Come generalmente succede, è invecchiata ma, restando fuori, ovviamente. Ora, immaginatela bisognosa di assistenza: vuoi domiciliare, vuoi in ambiti più complessi. Immaginatela, quindi, mentre si vede costretta a rientrare dentro un abito culturale e sociale, certamente ancora proprio come cittadino, ma, per la gran parte estraneo vuoi come genere di umanità , vuoi come genere di storia.

Che può dire, quella personalità , a chi ha percorso altre vie, se non, com’è il tempo oggi, o l’artrosi non mi da pace? E, a chi gli chiederà: non vedo mai i suoi figli, che risponderà, quella personalità? Inventerà  storie? Ancora?

Immaginatela, assistita, da qualche ente religioso, e/o persona religiosa. Certamente l’amerà in Cristo, ma, quanto, per quello che è, se quello che è quella data Personalità, all’assistente rappresenta l’intrinsecamente cattivo, quando non, l’intrinsecamente estraneo, sul quale, magari, poter scaricare, impunito, l’intrinsecamente cattivo che appartiene all’assistente?

Potrebbe trovarsi ad aver a che fare, anche con assistenti, in dissidio, fra l’assistere l’anziano, e l’assistere el culaton anziano. Non che l’abbiamo scritto sulla fronte, ovviamente! Certo è, però, che l’abbiamo scritto nella personalità; ed è certo che la sanno ben leggere, gli altri. Soprattutto quelli che hanno negato la propria! Soprattutto quelli che si sono sacrificati sull’altare della norma!

Non mi dite che tuttora non vi capita di subire la stilettata, il veder il sorrisino, il colpetto nei fianchi, di sentir la battutina. Certamente siamo in grado di difenderci, noi, non ancora deboli; e non è certo la lingua che ci manca. Tuttavia, nonostante questo, qualche rospo ci capita di doverlo ingoiare ancora. Immaginate quindi, quel debole per età, con davanti il suo piatto di rospi giornalieri; ancora! Immaginatelo, mentre è stato intuito, e per questo, costretto a farsi complice dell’umorismo sui Finocchi. Immaginatelo, mentre lo paga, sulla sua pelle, ovviamente, perché gli altri sono più forti. Sono comuni, gli altri! Non sono diversi, gli altri! Non sono unici, gli altri! Immaginatelo, allora, mentre con le sue forze, vede calare anche la considerazione di sé; mentre vede calare anche la sua dignità .

E’ chiaro che non sempre è così, come non lo è in tutti i casi, ma c’è¨ da non preoccuparsi quando è così? E se c’è di che preoccuparsi, che facciamo? Ce ne sbattiamo perchè il vecchio è fuori moda, oppure, ci decidiamo ad assistere chi non possiamo lasciare solo/a, dentro, dopo aver contribuito a metterlo/a fuori?

L’idea di una assistenza rivolta alla specificità  sessuale in questione, è tentativo di risposta a questa domanda. Naturalmente non propongo nessun progetto. Non ho mai saputo farli. Neanche quando mi occupavo di Tossicodipendenze: per più di un decennio. Al proposito vi racconto un fatterello. Un giovane mi dice: sto preparandomi per andare in Comunità. Ho detto della mia omosessualità. Lo ritrovo qualche tempo dopo. Come mai, ancora in giro, gli dico. Per forza, Vitaliano! Quando la Comunità  ha saputo che ero omosessuale mi ha rifiutato. Salto su come na jena! Come, rifiutato?! Beh! Ti avranno offerto delle altre possibilità , spero! Certo, mi dice, in un centro per malati terminali! Sepolto vivo ancora da giovane, quel ragazzo. Naturalmente, è tornato a fare quello che può: le pere! Anche qui c’è da fare qualcosa! Mica grandi fabbriche! Solo qualche piccola officina, che forse è meglio.

Datata Ottobre 2007

Perché muore anzitempo, una certa giovinezza?

A domanda mi rispondo.

paginemini

Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale. L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale. L’equa guida é permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada.

Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto. Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere. Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio.

Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione, (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita.

Perchè non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete. In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire. 

Datata Ottobre 2007

faldone

Morte o paura della vita?

Subire un lutto è come ritrovarsi sradicati. Nessun lutto, però, ti sradica completamente. Si stratta, di tornar ad alimentarci, allora, per le radici che ci sono rimaste, ma per far questo, le dobbiamo rivedere, e per rivederle, dobbiamo asciugarci gli occhi. Deciderlo è difficile. Sembra un tradimento, ma, se chi ci ha lasciato ci ha amato, perché mai dovrebbe volere la nostra sofferenza? A che gli servirebbe? E se serve a noi, il problema, allora, non è un dolore da lutto, ma un dolore da vuoto. Non un dolore provocato da una morte, allora, ma un dolore provocato da stati della nostra vita che non sappiamo dove o come vivificare.

Datata Settembre 2007

faldone

Figli si, o figli no?

Godo della paternità culturale che attuo ma non godo di quella naturale. Figli sì o figli no, allora, non è domanda che coinvolge il mio presente; coinvolge, però, il senso che conosco della vita. Per quel senso, quindi, dico sì, nonostante un tutto che tutto par fare fuorché saperla colorar di rosa.   Un esistenza affaticata può essere di sereno giudizio verso il futuro? Per quanto mi riguarda, riconosco di poterlo con difficoltà ma altro senso non vedo al nostro ed al futuro vivere. Altro fato, neanche. Fato e senso da ergastolati già dalla nascita, mi direte. Vero, se li pensiamo come compito forzato. Non è vero, se oltre al nostro orticello pensiamo a quello della vita. Altro senso non vedo, che giustifichi la fatica di vivere. Altro fato, neanche.

Datata Agosto 2007

manofronte

Le promesse della vita

sono nelle premesse

paginemini

Sia nel Giorno che nella Notte esiste la passione: anche fortissima, anche assoluta, anche esclusiva. E’ un amore, la passione? No. E’ un amare. Si basa, sulla comunione di vita, quell’amare? Dipende, appunto, da cosa si intende per vita, e se alla luce del Giorno, o se nei chiaro scuri della Notte. Amore, è sentimento per la vita altra. Amare, è l’insieme di atti e di fatti che strutturano quel sentimento. Leggo del tuo crollo. Leggo il tuo disincanto. Ci leggo, inoltre, una lezione che la vita sta dando alla tua: le promesse della vita sono nelle premesse. Lo stesso vale per le promesse dell’amore: sono nelle premesse. Ciao

Datata Giugno 2007

manofronte

L’Albero del Bene e del Male

manofronteLa vita ha radice: la forza dello Spirito; ha tronco: la sua Natura; ha rami: vita naturale e culturale che si principia dal tronco; ha foglie: Natura della Cultura dei primi atti naturali e dei corrispondenti principi culturali; ha gemme: progetti della Cultura della Natura della vita dell’albero; ha frutti: per la sua forza, la vita data dalla corrispondenza fra la Natura e la Cultura dell’albero. La similitudine fra la vita di un albero (radice, tronco, rami, foglie, gemme e frutti) e la vita come un albero, fa dell’Albero del Bene e del Male il simbolo della vita: coscienza di tutto ciò che è alla conoscenza sia dello stato supremo della vita (quello del Principio) che dell’ultimo principiato a Sua somiglianza.

grurit

I principi della vita

manofronteVolute dai poteri del “Principato e della Religione” di ogni genere società, sulla vita si è sovrapposta una babele di laceranti versioni. Quale la vera? Non lo so, ma se ammettiamo che i principi del Principio siano il Bene, il Vero, il Giusto, allora, dove c’è il Dolore (male naturale e spirituale da errore culturale) non può esserci verità tanto quanto vi è dolore. Al dolore causato dall’errore oppongo e propongo questi principi.

Al principio di ogni principio, la vita ha tre stati di vita:

Natura

atrinita

Cultura                                                                       Spirito

Per – stato – intendo la condizione naturale, culturale e spirituale

della personale identità.

Vuoi nella vita individuale, vuoi nella globale, o elevando il pensiero fra la vita e la Vita, le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali attuano la relazione di vita fra gli stati.

La vita ha stato trinitario_unitario. E’ assoluta unità fra i suoi stati solo al principio di ogni principio. Nel nostro principio è unitaria in ragione della misura di ricongiungimento fra i suoi stati.

La Natura è quello che è. La Cultura è quello che sa la vita che è. Lo Spirito è la forza della vita che sente chi è per quello che sa.

La Natura è il corpo della vita comunque formato. La Cultura è il pensiero della vita comunque concepito. Lo Spirito è la forza della vita comunque agita.

La Natura è il luogo del Bene. La Cultura è il luogo del Vero. Lo Spirito è il luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione di vita fra il Bene ed il Vero.

Vita è stato di infiniti stati di Spirito. In tutti e fra tutti gli stati si origina e si perpetua per l’emanazione di quella potenza.

L’immagine della vita (la particolare) somiglia all’Immagine della Vita: l’Universale. La differenza fra la Particolare e l’Universale è detta dallo stato del rispettivo stato: assoluto al principio e dello stesso Principio. Relativa al nostro stato nel nostro principio.

Il Principio assoluto della vita è inimmaginabile. L’affermazione non ferma il Credo. Fa riconoscere, però, che fra il credere e il sapere vi è infinito divario.

Su quel divario, solo la speranza può porsi come ponte, ma la speranza, è ragione della fede, non, ragione della conoscenza. Ad ognuno i suoi bisogni.

grurit

Dove l’amore per la vita

Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la loro verità.

Datata Novembre 2006

Per questa strada

cartella

Lettera al cattedratico

I principi della vita

Lo stato umano

Questo è il problema

La Soglia fra verità

Le strade della verità

Le strade del dolore

Sulla Soglia

Pedagogia dell’Amore

Sessualità della Natura

L’Albero della Vita

L’Albero del Bene e del Male

Il Dolore

Del dolore e del lutto

Colpa e senso della colpa

.

cartella

Analisi delle emozionie

Analisi del male

Analisi della pace

Analisi dell’Individualità

Analisi del discernimento

Le massime

cartella

Accademia vita Come evadere dal vago

C.F.S. = Con Flebile Spirito Che Fatica Sopravvivere

Immagina     Lettera

cartella

a padre Aldo Bergamaschi

a Eugenio S.

a Filippo P.

ad Alessandro B.

a Geminello A.

grurit

Lettera al cattedratico

manofronteVolute dai poteri del “Principato e della Religione” di ogni genere società, sulla vita si è sovrapposta una babele di laceranti versioni. Quale la vera?  Non lo so, ma se ammettiamo che i principi del Principio siano il Bene, il Vero, il Giusto, allora, dove c’è dolore (male naturale e spirituale da errore culturale) non può esserci verità. Come ritrovare una verità disincrostata dalla sovrapposizione di tanti smalti? Mi sono risposto: tornando da capo; e lì sono andato con i pensieri. Al principio ho visto tre stati di vita. Considerato il rapporto fra una immagine e ciò che gli somiglia, al principio e dello stesso Principio, sono

Natura

atrinita

Cultura                                                                            Spirito

Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata;

per Cultura intendo la conoscenza della vita comunque raggiunta;

per Spirito, intendo la forza della vita comunque agita.

La Natura come luogo del Bene;

La Cultura come luogo del Vero;

Lo Spirito come luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero.

Per stato intendo la condizione naturale, culturale e spirituale, dell’Io personale, sociale, e spirituale.

Le corrispondenze solo relazione di interdipendenza fra gli stati.

Per coscienza intendo il “luogo” della conoscenza vissuta nell’unità fra gli stati.

In ragione del rapporto di corrispondenza che c’è fra una Immagine e la sua Somiglianza, “quello che è in alto è anche in basso”. Come di converso, naturalmente. Cosa differenzia l’Immagine dalla Somiglianza, ovvero, l’Alto dal basso? Direi, lo stato della loro vita: supremo nell’Immagine, e relativo al suo stato nella Somiglianza. Non mi par di affermare nulla di nuovo. Di nuovo, al più, la triangolare collocazione dei concetti, ma, un momento! Ora che ci penso, neanche la faccenda del triangolo è nuova. Avevo dimenticato di averla vista con un occhio al centro, nei dipinti a tema religioso. Fanno intendere che Dio e Tre persone in Una. Come tre distinte identità possano convergere in una unità lo si può intendere solo per fideistica accettazione del concetto, invece, come tre stati della vita

atrinita

possano convergere in una unità

unita

in ragione dello stato della comunione fra i reciproci stati (naturali, culturali e spirituali)

lo può accettare anche la ragione.

Devo “Principato e Religione” al titolo della prolusione scritta da padre ALDO BERGAMASCHI ex Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona.

grurit